Di seguito, la sintesi dell'intervento di Annalena Benini ad Andria, presso il chiostro San rancesco, per I Dialoghi di Trani. Si ringrazia l'autrice, Sabina Leonetti.
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La paura della scrittura, o meglio l'ossessione per la parola, quella giusta, la paura di non riuscire, di non essere all'altezza, la paura di non essere degni, di non amare a sufficienza la parola.
E darle forma, contenuto, tradurla in versi o narrazione. Ma anche raccontare una vocazione, propria e altrui, scavare nei meandri di questa ossessione, che spesso porta a vivere quasi uno sdoppiamento di personalità:conciliare relazioni, essere moglie e marito, madre o padre.
Per una donna una condizione più "violenta, coraggiosa ed egoista", che mal si concilia con la sua essenza. La paura del tempo che passa-alla ricerca del tempo perduto di proustiana memoria-la paura di non essere affidabili o credibili, la paura di rimanere bloccati davanti ad un foglio bianco, e perfino la paura di liberarsi dalla vergogna.
Nessuno scrittore può dirsi mai soddisfatto- la soddisfazione è sentimento sterile per citare Natalia Ginzburg-tutt'al più felice per il riscontro del pubblico, della critica, ma per ogni saggio o romanzo o poesia ce ne sarà sempre un altro in attesa di essere pubblicato.
E per stabilire qualità della scrittura non bastano la volontà, il talento, uno stile accattivante, un linguaggio altisonante, serve fatalità, quell'incontro giusto che forse tanti non faranno mai.
Scrivere è scoprire il fuoco, consacrarsi a quel daimon o qualsivoglia trascendente che è il legame indissolubile con la parola.

