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«L'importanza del cambiamento»: la lettera di un cittadino di Trani

Anche se oggi siamo ricchi di strumenti e di tecnologie pare che si sia sempre più poveri di valori e di fini. Perché? Cosa si può fare?

Ovviamente dobbiamo riscoprire i legami degli strumenti con i fini, con l'etica, la cultura, la politica. Ed occorre che questa comune consapevolezza deve portarci al convincimento che soltanto insieme potremo far fronte alle sfide che abbiamo davanti. E dobbiamo fare in modo che queste sfide le dobbiamo saper comunicare e trasmettere ai nostri figli / giovani. Innanzitutto, con la testimonianza / esempio di vita ed investendo con fiducia nelle relazioni.

Ecco perché servono fiducia e maggiore impegno e preparazione. Senza inculcare la cultura della diffidenza che, paradossalmente, deresponsabilizza. 

Essere educatore, d'altronde, noi genitori sappiamo che si diventa. Si educa un figlio non a non sbagliare ma a non poter sbagliare. E poi la vita e l'esperienza diventa un cammino quotidiano.

Vi ricordate il cambiamento del Sessantotto?  Nel mese scorso ne ho parlato con due amici (... più avanti in età di me...) che essendo più grandi di me hanno vissuto da protagonisti (di più del sottoscritto) quegli anni. Ed è ovvio che anche l'esperienza personale non e' bastevole per esprimere giudizi/valutazioni positive e negative.

Però a me / noi che vivevamo negli oratori, che venivamo - per lo più - da famiglie povere, modeste di operai, era ben chiaro e ci veniva insegnato che nessuna violenza produce situazioni favorevoli, che la violenza genera altra violenza, che non si possono affermare diritti se non si praticano doveri, che non si fanno ricadere sui più deboli ed indifesi le proprie rivendicazioni.

Forse molti nostri figli non conoscono neppure il clima di quegli anni.

Gli anni 70, eredi del Sessantotto.

Ma ve li ricordate? Attentati, gambizzazioni, scioperi a ripetizioni, insicurezza estrema, clima di intimidazione, non si potevano esprimere ad alta voce pensieri, etc.

E chi di noi viaggiava sui treni?  Ricordo che andavo e venivo da Milano, da Bergamo.. .. e ne potrei raccontare più di una. Ricordo un giovane "politico" che mi diceva : «Vuoi capire che se uno di sinistra uccide lo fa per il bene del popolo. Se invece lo fa uno di destra è un delinquente». Destra e sinistra, maggioranza e minoranza, etc… sempre divisioni!

E mentre chi come me studiava e lavorava (d'estate anche fuori.. facendo il cameriere oppure il doposcuola... oppure l'assicuratore..  oppure i lavori stagionali in campagna.....) e non voleva andava in piazza e non occupava la scuola chi invece si agitava, voleva cambiare, gridava e rivendicava I diritti .. Ve li ricordate?...  In gran parte erano "figli di papà", contestatori alla ricerca del "18 politico degli esami di gruppo" e magari si agitavano per avere una "poltrona comoda, con ambizione di andare in Parlamento"'. E c’era chi come me... continuava a studiare, ad andare in oratorio, ad andare a bottega e non frequentava cortei e scioperi che si facevano quasi ogni giorno.. Che fine ha fatto questa maggioranza silenziosa?

Ebbene: si è studiato, si è lavorato, sono stati quasi tutti scavalcati da persone incompetenti.  Ci si è impegnati seriamente ogni giorno senza arrivare agli "onori" della cronaca .... e comunque cercando di realizzare quegli ideali di cambiamento che si condividevano senza - però- occupare scuole o mettere in difficoltà (oppure sotto i piedi) altri cittadini con proprie azioni e comportamenti.

L'astrattismo ideologico, nella storia, di norma non ha prodotto diritti umani. 

Il difetto di "noi" non imbevuti di ideologie, consisteva ed ancora tuttora consiste nell'aver compreso che l'impegno serio, il lavoro quotidiano, la fatica onesta, la serietà nello svolgere il proprio compito, la competenza, il rispetto degli altri, il cuore di carne nel farsi prossimo, possono generare un vero cambiamento. 

Ecco perché oggi è nuovamente il tempo dell'impegno serio di persone capaci e competenti, per riaprire strade  anche se un salita - controcorrente, non scontate e, per molti aspetti, tutte da progettare.

Per questo, si tratta di rimettere in moto nuovi protagonisti animati da passione, formati, disponibili a donare le proprie energie per il cambiamento vero.

L'alternativa a questa assunzione di responsabilità è l'indifferenza oppure il continuare ad assistere a queste continue "lotte" tra persone (persino amici o familiari) come se fossimo nuovamente tornati ai tempi dei guelfi e dei ghibellini.

Per la ricostruzione di una nuova idea di comunità solidale ed oltre le omissioni oppure le sterili autoreferenzialità.

Cercando di restare “terra terra” nella consapevolezza che laddove manca l'alimentazione spirituale, intellettuale ed anche fisica, si favorisce la corruzione fisica, mentale e morale.

A Trani come altrove.

Fraternamente.

Mauro Spallucci

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