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Trani 2020, Bottaro vorrebbe ricandidarsi ma scarica il Pd: «Partito debole e in crisi, io costretto a confrontarmi con 12 consiglieri»

«A Trani tutto può dirsi, tranne che abbia un partito forte alle spalle». Scuote decisamente l'ambiente politico il sindaco, Amedeo Bottaro, con le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi durante una trasmissione televisiva di Amica9, cui era ospite anche il cronista.

Proprio rispondendo ad una sua domanda circa la conferma della ricandidatura a sindaco, anche alla luce del fatto che fra un anno Trani sarà già di nuovo in campagna elettorale per le amministrative, previste a maggio 2020, Bottaro ha frenato sia sulla prima circostanza, sia, soprattutto sul tipo di sostegno che immagina di avere.

«La mia ricandidatura non è assolutamente così scontata - premette Bottaro -, perché dipenderà anche dal fatto se tutto quello che ci stiamo prefiggendo di realizzare lo realizzeremo davvero: infatti, se così non sarà, non mi ricandiderò perché le cantierizzazioni hanno un peso notevole sia per il cittadino, che chiede giustamente opere pubbliche, sia per il sottoscritto, perché sono un cittadino anche io ed il primo critico di me stesso».

In altre parole, Bottaro salirà di nuovo sui palchi solo se avrà portato a casa alcuni risultati concreti fra lavori pubblici e servizi al cittadino, «altrimenti non mi ricandiderò. Infatti - spiega, quand'anche possa non essere oggettivamente responsabile di nulla, sono il sindaco e quindi mi assumerei le responsabilità e risponderei anche a quell'orgoglio personale che non mi manca».

Se, in ogni caso, Bottaro scegliesse di ripresentarsi per la corsa alla fascia tricolore, con quale coalizione lo farebbe? Un grosso partito alle spalle, o anche una compagine di tante liste che però, poi, sarebbero anche più difficilmente governabili?

Ebbene, qui la risposta di Bottaro spiazza tutti: «Un partito forte alle spalle io non ce l'ho. Magari lo avessi, ma il Partito democratico qui a Trani, e credo non solo a Trani, tutto può dirsi tranne che un partito forte. Ho una maggioranza con ben dodici consiglieri del Pd, ma non ho una segreteria che detti una linea per cui io parlo col segretario e, il giorno dopo, i dodici consiglieri comunali rispondono a quella linea».

Bottaro, che pure è anch'egli iscritto al Pd, diventa un fiume in piena: «Non si devono raccontare le chiacchiere ai cittadini, perché io mi confronto non con un partito, ma con dodici consiglieri comunali diversi, anzi con tutti e diciannove. Oramai la crisi dei partiti è assolutamente in atto, lo vediamo a livello nazionale e a livello locale non cambia assolutamente nulla. Confermo di non avere un grande partito alle spalle, quindi è evidente che, qualsiasi correzione sarà pensata, lo si farà avendo la consapevolezza che, tanto, i partiti non esistono più».

Come detto, oggi Bottaro ha una maggioranza di 19 consiglieri (ne è ufficialmente uscita la sola Anna Barresi), di cui 12 del Partito democratico. Ma le frecciate del primo cittadino sono proprio all'indirizzo di quest'ultimo soggetto politico e del suo segretario, Ferdinando Riccio, con il quale il primo cittadino fa capire di fare fatica ad interfacciarsi.

Bottaro lamenta una presunta assenza di collegialità ed il problema di doversi confrontare, giorno per giorno, con i singoli consiglieri sia del Pd, sia degli altri soggetti politici, sia indipendenti. «Un uomo solo al comando», ma in questo caso non è la metafora di chi vola verso un successo, magistralmente dipinta da Mario Ferretti intorno al mito di Fausto Coppi.

Al contrario, sembra di essere in presenza di un sindaco lasciato quasi solo, magari anche con solo una parte della sua giunta, ad affrontare e risolvere problemi che richiedono non diciannove appuntamenti, ma risposte celeri anche, e soprattutto, in favore dei cittadini.


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