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Titolare di agenzia viaggi, con i soldi dei clienti pagava i suoi usurai: la Procura di Trani chiede il giudizio per tre persone

Il Movimento consumatori lo aveva messo sotto accusa per avere incassato prenotazioni e poi essere svanito nel nulla. Oggi, a distanza di oltre tre anni da quelle contestazioni, risalenti al 31 ottobre 2015, si apprende che il «sedicente titolare di un'agenzia viaggi», così come era stato descritto, in realtà era stata stato vittima di usura, aveva utilizzato i soldi dei clienti per pagare i suoi aguzzini e non era sparito nel nulla, ma si era dovuto allontanare a seguito delle minacce subite.

Tutto questo, da lui denunciato e quindi sostenuto dalla pubblica accusa, ha indotto il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Giovanni Lucio Vaira, a chiedere il rinvio a giudizio di tre persone per concorso in usura ed estorsione: si tratta di Emanuele Gambarota, 34enne di Barletta e residente a Trani, Savino Marasciuolo, 33enne di Trani, e Mauro Verga, 44enne di Trani.

La persona offesa è Michele Olivieri, 33enne di Trani, difeso dall'avvocato Benedetto Ronchi. Il Giudice per l'udienza preliminare ha fissato per il prossimo 19 giugno la prima delle udienze per esaminare la richiesta del pubblico ministero.

Secondo l'accusa, i tre imputati si erano fatti promettere e dare da Olivieri, amministratore di una società a responsabilità limitata, interessi usurari come corrispettivo di prestazioni di denaro e, nonostante avessero concluso entrambi gli accordi usurari in assenza di minaccia e violenza, successivamente minacciavano la persona offesa per ottenere il pagamento degli interessi pattuiti, nonché altri vantaggi.

Il episodio risale al 24 febbraio 2015, quando si facevano promettere da Olivieri, quale corrispettivo del rilascio di una somma in suo favore di 4.895 euro, consegnatigli in contanti, interessi pari al 1224,37 per cento, facendosi cedere la maggiore somma di 9.000 euro, a distanza di 25 giorni, .

Il secondo episodio risale al 4 maggio 2015, quando i tre imputati si facevano promettere da Olivieri dopo un prestito di 4.000 euro, una somma di 9000 euro con interessi pari al 4.562,5 per cento, a distanza di dieci giorni.

A sostegno dell'accusa, frasi minacciose al telefono ed anche una denunciata violenza personale consisita nello sbatterlo al muro costringendolo a consegnare quotidianamente il denaro che riusciva a reperire.

Secondo tale ricostruzione, dunque, Olivieri non avrebbe truffato i suoi clienti, ma utilizzato i soldi di quelli per pagare i suoi estorsori, proseguendo l'attività fino a quando non sarebbe più stato in grado di reggere quella spirale in cui era finito.

L'avvocato Vincenzo Desiderio, del Foro di Foggia, difensore di Marasciuolo, ha fatto sapere di che «il mio cliente è totalmente estraneo ai fatti contestati, al di là della conoscenza personale con la persona offesa e di precedenti di altra natura e non specifici. Nell'udienza preliminare chiederò il proscioglimento, ovvero andare in giudizio e smontare le accuse con le più opportune argomentazioni».

Gli altri difensori sono Elisabetta Baldini, del Foro di Trani, per Gambarrota, e Luciano De Luca e Sabino Carpagnano, del Foro di Trani, per Verga.


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