Il Comune di Trani, così come la casa di riposo Vittorio Emanuele II, si era costituito in giudizio nell'appello promosso avverso la sentenza con cui il Tribunale di Trani aveva condannato sia Palazzo di Città sia la Asp, sia alcuni cittadini proprietari di immobili nello stesso fabbricato, al pagamento in solido di 50mila euro in favore dell'avvocato Alfonso Spaccapietra. Il professionista è figlio ed erede di una cittadina che, nel 2008, aveva citato una serie di soggetti per i danni presuntivamente procurati al suo immobile.
Siamo nel fabbricato di piazza Longobardi 7, attraverso il quale passa il famoso «fondaco» che collega la stessa piazza con via Statuti marittimi, e che da anni è chiuso per lo stato di degrado in cui si trova l'intera palazzina, le cui proprietà fanno tutte riferimento a diversi soggetti.
Nell'atto di citazione la signora Spaccapietra dichiarava la presunta responsabilità da parte dei proprietari del primo e secondo piano chiedendo di condannarli in solido al pagamento di 100mila euro per i danni subiti. Infatti lei, abitando al piano terra, si riteneva esposta alle conseguenze della fatiscenza degli immobili soprastanti, che avrebbero causato il precario stato di manutenzione dei suoi locai.
Le proprietarie di alcuni degli appartamenti del primo e secondo piano chiedevano, a loro volta, l'integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti gli altri comproprietari dell'immobile di piazza Longobardi, vale a dire il Comune di Trani ed altri due cittadini.
La sentenza accoglieva parzialmente la domanda instaurata dall'erede della donna, nel frattempo deceduta, condannando tutti i convenuti al pagamento in solido, tra loro, di 50mila euro oltre Iva.
Lo stesso giudice accoglieva parzialmente la domanda riconvenzionale instaurata dalle due proprietarie del piano superiore contro gli altri comproprietari, compreso lo stesso erede dell'attrice, nella misura di 7.800 euro, oltre Iva.


