«La sentenza, per quanto non soddisfi appieno le aspettative dei nostri assistiti, ha considerevolmente ridimensionato l’impianto accusatorio della Procura erariale, come testimonia la sostanziale differenza tra l’ammontare della richiesta restitutoria avanzata dalla medesima Procura e gli importi che la Corte ha ritenuto come dovuti».
Così gli avvocati Antonio Arzano e Francesco Mazzilli, legali degli ex consiglieri comunali Francesco De Noia (difeso da Arzano), Andrea Ferri, Bartolo Maiullari, Nicola Damascelli, Domenico Cognetti (tutti difesi da Mazzilli).
Infatti, la Sezione giurisdizionale per la Puglia della Corte dei conti li ha condannati, in via solidale, al pagamento dell'importo di 25.292 euro in favore del Comune di Trani. Inoltre a carico De Noia, in via esclusiva, c'è un ulteriore importo di 1.565 euro, in favore del Ministero delle infrastrutture e trasporti. I convenuti dovranno anche rifondere le spese di giudizio, stabilite in 1.127 euro.
La vicenda è quella delle riunioni cosiddette «fantasma» della quinta commissione consiliare, formata dai citati consiglieri comunali.
I fatti oggetto d'indagine vanno da novembre 2012 alla prima metà del 2014, e su questi pende anche un procedimento penale per il quale indagati sono stati rinviati a giudizio, con prima udienza fissata il prossimo 12 aprile presso il Tribunale di Trani: dovranno rispondere di falso ideologico pluriaggravato e continuato, nonché la truffa aggravata.
Secondo la Procura generale della Corte dei conti, «dichiaravano falsamente la propria partecipazione alle sedute, inducendo in errore l’amministrazione, al fine di conseguire indebitamente il gettone di presenza e – in un caso – fruire illecitamente di un titolo giustificativo per l’assenza dal servizio».
Peraltro, secondo l'accusa, gli ex consiglieri condannati in solido si sarebbero procurati un ingiusto profitto pari a complessivi 33.005 euro. Il solo De Noia, poi, avrebbe procurato un ulteriore danno erariale pari a 14.105 euro, per avere percepito dalla Marina militare emolumenti stipendiali nelle giornate in cui si assentava dalla Capitaneria di Porto, dichiarando falsamente di dover presiedere la commissione consiliare.
Dunque, nel caso specifico di De Noia vi è stato un abbattimento del danno di circa il novanta per cento, mentre quello procurato alle casse comunali si è ridotto di 8mila euro rispetto alla richiesta iniziale della Procura.
Il commento dei difensori è che «i giudici contabili hanno finalmente riconosciuto la circostanza secondo cui, in virtù del regolamento comunale vigente all’epoca dei fatti, non era previsto un tempo minimo di permanenza in Commissione, né tanto meno la partecipazione all’intera seduta quale condizione per maturare il diritto al gettone di presenza che, pertanto, come si legge nella sentenza, spettava per il solo fatto della partecipazione. Proprio tale riconoscimento, tuttavia, rende difficilmente condivisibile la medesima decisione nella parte in cui, seppur limitatamente ad un residuale numero di sedute, ha contraddittoriamente stabilito che la breve durata delle stesse si sarebbe tradotta – di fatto – in una mancata partecipazione dei nostri assistiti».
Per questi motivi, i legali degli ex consiglieri fanno sapere che «con tutta probabilità, ricorreremo in appello per vedere definitivamente riconosciute le nostre ragioni».

