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L'edicola di via Malcangi cade sempre più a pezzi. E la gara bandita dal Comune di Trani per gestirla è andata deserta

Non è grande quanto la Lampara, ma cade a pezzi esattamente come il locale danzante. E le due vicende sono unite dal comune denominatore della proprietà - il Comune di Trani -, ma anche dal fatto che, per entrambe, sono state avviate gare che non si sono in alcun modo chiuse: alla Lampara nessuno aveva i requisiti; per l'ex edicola dei giornali di via Malcangi nessuno si è presentato.

Il manufatto, però, è ancora lì, a distanza di oltre quindici mesi dalla chiusura, ed il progressivo degrado del ferro di cui è composto, e degli altri materiali che lo completano, è sotto gli occhi di tutti. Il timore è che, lì sotto, possa passare qualcuno più che mai nel momento sbagliato.

Infatti, quella che per decenni fu una gloriosa rivendita di giornali, oggi è un pericolo per la pubblica incolumità e, a segnalarlo alla nostra redazione, è un residente della zona, fortemente preoccupato per il progressivo distacco di pezzi di lamiera, soprattutto dalle parti aeree del chiosco.

Il chiosco comunale, che sarebbe da adibirsi ad edicola e/o distributore di vivande h24, è ubicato in via Malcangi, nei pressi dell'intersezione con via Palermo. Chiuso da oltre un anno, nessun tipo di manutenzione è stata effettuata, né alcun intervento di cautela per la sicurezza pubblica.

Così oggi, soprattutto dopo le varie ondate di maltempo, pezzi di lamiera si sono distaccati dalla facciata rimanendo in bilico su una tenda a sua volta quasi del tutto compromessa. Le condizioni del manufatto appaiono precarie e si rende necessario metterlo in sicurezza al più presto, per evitare problemi alla pubblica incolumità.

Lo scorso giugno il dirigente del Settore patrimonio aveva richiesto manifestazioni di interesse per la locazione dell'immobile, destinandolo non più a sola rivendita di giornali, ma, appunto, anche a distributore full time di bevande e altri generi alimentari, sulla falsariga di quanto già accaduto in piazza Marinai d'Italia.

Per l’affidamento del chiosco era stato fissato un canone annuale di concessione di 1.920 euro, corrispondente ad un canone mensile di 160 euro. La durata in concessione era stata stabilita in 4 anni a partire dalla data del verbale di consegna dell’immobile.

A carico del concessionario erano stati disposti gli interventi di restauro, e questo potrebbe essere il motivo del disinteresse che l'iniziativa sembra avere suscitato.

Il chiosco era stato gestito per più di 40 anni dalla famiglia Russi, come edicola, ed è stato chiuso il 31 dicembre 2017 a causa della crisi della vendita di giornali.

Di certo, escludendo che altri visionari ci rifacciano un'edicola, è da notare come l'immobile si trovi davanti ad un bar ed a breve distanza da un bistrot: se dovesse diventare un distributore h24 si scatenerebbe una concorrenza forse eccessiva fra tre punti racchiusi in un fazzoletto di suolo comunale.

In altre parole, dallo sfogliare quotidiani si passerebbe al sorseggiare quello che capita, con buona pace dell'informazione ed un benvenuto all'ennesimo punto vendita fotocopia di altri.

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