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Morte di un detenuto nel 2012, assolto l'ex direttore sanitario del carcere di Trani: «Il fatto non sussiste»

La Corte di Appello di Bari ha assolto “perché il fatto non sussiste” l'ex direttore sanitario del carcere di Trani, Francesco Monterisi, difeso dagli avvocati Michele La Forgia e Carmine Di Paola, imputato per la morte di Gregorio Durante, il detenuto 33enne di Nardò, morto in cella il 31 dicembre 2012.
 
Ribaltata dunque la sentenza di primo grado del novembre del 2014 che aveva visto il medico, al termine di un processo con rito abbreviato, condannato alla pena di 4 mesi di reclusione per omicidio colposo.
 
Nello stesso  processo a Trani erano già  stati assolti gli altri quattro medici coinvolti nella vicenda, in Appello è stata confermata la decisione per Michele De Pinto e Gioacchino Soldano, rientrati nel processo dopo l’impugnazione della sentenza.
 
La Procura di Trani, lo ricordiamo, contestava al personale sanitario del carcere di non aver disposto il ricovero in ospedale del detenuto, nonostante le gravi condizioni di salute di Durante. Dunque nessun paragone con il caso di Stefano Cucchi, il detenuto morto nel 2009 nel carcere di Regina Coeli a Roma, come sospettavano i familiari di Gregorio. L’uomo era figlio di Pippi, il boss accusato di aver ucciso il 1 aprile del 1984 l’assessore della pubblica istruzione del comune di Nardò Renata Fonte, soffriva di crisi epilettiche associate a crisi psicomotorie a causa di una encefalite contratta nel 1995, quando aveva 17 anni.
 
Stava scontando una condanna a 6 anni di reclusione per uno schiaffo che, pur essendo in regime di sorveglianza, aveva dato a un ragazzo, nel corso di un diverbio avuto perché il giovane stava per fare cadere per le scale, con uno sgambetto, la compagna di Durante, Virginia, all'epoca incinta.
 
Gregorio, ricordano le cronache, quando era detenuto nel carcere di Trani fu inizialmente ricoverato in ospedale a Bisceglie e poi dimesso il 13 dicembre. Due giorni dopo i suoi legali depositarono un’istanza di sospensione dell’esecuzione della pena, che sarebbe terminata nel 2015, o in alternativa di detenzione domiciliare per gravissimi motivi di salute ed incompatibilità con il regime carcerario.

(fonte, Repubblica)

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