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Nella Papa Giovanni XXIII ci ha girato un film, l'appello di del Curatolo: «Quella scuola vale tanto, salviamola dall'oblio»

Le lezioni dono riprese in altri plessi, ma la scuola Papa Giovanni XXIII resta chiusa a tempo indeterminato. Un vero peccato soprattutto per chi, quella scuola, l'ha conosciuta, apprezzata e valorizzata in considerazione del fatto che rappresenta un po' il cuore del quartiere di via Andria.

È il caso di Giuseppe del Curatolo, il regista che l'ha utilizzata come set cinematografico per un suo recente, pregevole film per ragazzi, «Lo scriverò sul blog», che incrocia le esperienze degli alunni con l'attività giornalistica. La sceneggiatura è stata già premiata al festival di Giffoni e, adesso, sarà il film stesso a parteciparvi in concorso.

Per del Curatolo, quindi, quella scuola improvvisamente chiusa e svuotata, dopo averci lavorato e conosciuto una realtà bella, vivace e florida, è stato un colpo al cuore: «Ho avuto modo di constatarlo di persona - racconta -, intanto per un legame “diretto” dovuto all’essere sposato con un’insegnate che, insieme con tante colleghe operose e attive, quella scuola la viveva quotidianamente e con grande entusiasmo, pur tra mille problemi e difficoltà. E poi per la mia esperienza strettamente personale, avendovi realizzato qualche mese fa un laboratorio di cinema con gli alunni, concluso con la produzione del cortometraggio».

E quella scuola è stato il cuore pulsante del film, dal casting alla messa in opera delle scenografie, dalla scelta delle location al trucco degli attori: «Il film ha preso forma, è stato girato, montato e musicato quasi interamente lì, in quell'edificio scolastico che domenica scorsa è stato chiuso, legittimamente, in via precauzionale».

Forse servirà tempo per riaprirla, ma il messaggio del film potrebbe smuovere le coscienze per non disperdere quel patrimonio: «Quella scuola è stata un set meraviglioso e del tutto professionale - racconta il regista -, quanto di più vivo si potesse pensare, tra alunni diventati attori e tecnici, genitori e docenti nelle vesti di truccatori, parrucchieri, attrezzisti, fornitori di catering e di tutto ciò che serviva. Praticamente il sogno di qualunque regista».

E del Curatolo, attraverso questo lavoro, ha avuto modo di verificare di persona «l’entusiasmo di un’utenza di una scuola considerata “di periferia”, intanto per la scoperta di “com’è che si fa un film” che si leggeva negli occhi curiosi ed appassionati dei bambini. E poi per avere raccontato una storia legata a temi sociali molto importanti quali bullismo, prepotenze e criminalità, che non avrei potuto raccontare in nessun altro contesto della nostra città meglio che alla Papa Giovanni».

Quella scuola, come detto, in quel quartiere è «un punto di riferimento fondamentale - osserva il regista -, in dialogo costante con molte realtà del quartiere stesso come ad esempio la Parrocchia degli Angeli Custodi, ed è una ricchezza imprescindibile per i bambini e le famiglie, che vivono in alcuni casi circostanze serene, ma anche - e molte - difficili situazioni familiari e gravi problemi sociali, che la perdita di una realtà come una scuola elementare di zona non può che andare a complicare ulteriormente».

Da qui l'auspicio «che questa chiusura, del tutto legittima e importante, perché legata alla sicurezza di questi alunni e di chi la vive e vi lavora, non vanifichi il lavoro importante che nel quotidiano svolgono i docenti, per stimolare gli alunni, ricettivi come non mai a tali proposte. Alla Papa Giovanni, più che mai, la scuola è intesa da tutta la comunità come una vera e propria famiglia e pertanto va vista come un punto di forza, un simbolo importante, una realtà da salvaguardare a tutti i costi».

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