Nonostante le numerose aggressioni perpetrate ai danni del personale appartenente alla polizia penitenziaria, accompagnate da tentativi di evasione che si verificano durante le attività di trasferimento dei detenuti, l’episodio di Campobasso, balzato di recente agli onori della cronaca, gli eventi di Livorno e Barcellona pozzo di gotto, andrebbero considerati in un quadro di estrema precarietà che caratterizza il lavoro del personale, condizione peraltro aggravata da inaccettabili turni di lavoro, tensioni e soprattutto stress.
Il provvedimento disciplinare di sospensione temporanea di cui è stato oggetto l’operatore avrebbe potuto essere evitato in presenza di maggiori forme di tutela e di difesa dei poliziotti penitenziari. La dotazione al Corpo della pistola “taser” sarebbe uno degli ulteriori ausili a supporto, sebbene non l’unico e risolutivo.
Al riguardo, tutti sembrano d’accordo, ma solo a parole. In presenza di una recrudescenza dei fenomeni aggressivi che si verificano nei penitenziari ai danni degli agenti, il Cosp ritiene oltretutto suggerire un adeguamento dei percorsi didattici degli agenti in formazione attraverso l’introduzione di tecniche addestrative più consone, finalizzate al trattamento dei detenuti nei casi più estremi.
La vicenda di Campobasso avrebbe meritato meno enfasi in presenza di maggiori sistemi di controllo, evitando oltremodo la spettacolarizzazione di tali episodi.
Il Coordinamento sindacale penitenziario, nel sollecitare l’incontro con i vertici ministeriali, prende atto che gli stessi continuino a sottrarsi al confronto, nonostante il sindacato abbia in più occasioni posto in evidenza le numerose criticità che affliggono il sistema detentivo italiano.
Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato che a partire dal mese di giugno la pistola taser sarà in dotazione di tutte le forze di polizia. Lo stesso vicepremier dimentica i poliziotti penitenziaria e con lui, credo, anche il Ministro Bonafede.
Come Cosp, da sempre sosteniamo l’introduzione del taser, strumento non letale, capace di risolvere l’intervento in totale sicurezza, riducendo considerevolmente il contatto fisico tra l’operatore di polizia penitenziaria e il soggetto detenuto. Da quando è partita la sperimentazione, nessun agente della penitenziaria o presso le scuole di formazione Sfapp, dove vengono addestrati i neo agenti, si è mai fatto "scuola e preparazione" sul taser.
Eppure, nelle carceri, dall'inizio dell'anno registriamo circa 2.000 episodi di violenza e aggressioni contro i penitenziari, contro direttori e funzionari, stante ad un numero di pari disposti trasferimenti dei reclusi violenti, secondo il dato ufficiale dello stesso Dipartimento diffuso nei recenti giorni. Eppure, diversi sono stati gli interventi con soggetti esagitati o violenti, dalle restanti forze di polizia in addestramento taser, risolti in sicurezza e in maniera efficace grazie al taser,ma non in polizia penitenziaria.
Il più delle volte questo ha sortito effetto deterrente, in quanto solo alla vista della pistola elettrica, il soggetto ha desistito dal commettere reati di violenza o resistenza. Adesso attendiamo la dotazione di telecamere su divise, auto di servizio e celle con maggior sicurezza, al fine di garantire i cittadini e tutelare il personale di polizia penitenziaria, nella massima trasparenza. I
l Ministro Alfonso Bonafede si impegni in modo serio, concreto con provvedimenti tangibili a tutela dei suoi uomini e delle sue donne e non solo con soliti oramai conosciuti piacevoli sorrisi e proclami fini a se stessi.
Domenico Mastrulli, Segretario generale nazionale della Federazione del sindacato autonomo di polizia penitenziaria del Comparto sicurezza e difesa (Cosp)

