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Voto sul bilancio a Trani, il commento del consigliere regionale Santorsola: «Mi auguro che la sinistra torni a dialogare»

«….Però, prima mi sembravi in ansia che non ce la facesse ed ora, invece, mi sembri dispiaciuto», ho scritto ad un amico che, appena saputo che l’amministrazione comunale aveva superato lo scoglio del bilancio di previsione, mi aveva mandato un emoticon con cui voleva riassumere la sua disperazione;

«….Prima temevo che il centro sinistra tranese dimostrasse tutta la sua pochezza,” mi ha risposto “ ora sono consapevole che siamo un’armata Brancaleone».

Questo breve scambio di opinioni in merito all’esito del consiglio comunale del 26 aprile racchiude in maniera assurdamente sintetica il dualismo emozionale di una persona onesta e profondamente di sinistra, lo stesso dualismo in cui si trovano tutte le persone oneste e profondamente di sinistra che vedono disattese le proprie aspettative.
L’amarezza non sta nel fatto che metà del partito di maggioranza relativa abbia disconosciuto il proprio governo, che qualcuno fosse lì, ob torto collo, solo per dovere istituzionale, che “solo” 17 su 32 consiglieri fossero presenti in aula al momento del voto, considerando che anche chi è all’opposizione dovrebbe trovare il coraggio di affrontare una battaglia politica e partecipare al voto piuttosto che affidare agli “altri” la gestione delle cose.

Né, tanto meno, l’amarezza sta nel valore sociale o morale di ciascuno di loro quanto, piuttosto, in quella transumanza da uno schieramento all’altro che ha permesso questo risultato, nel Dna politico dei supporter e nella constatazione che, ancora una volta, la politica ha dovuto soccombere alla logica dei numeri, accettandoli da qualsiasi parte essi venissero pur di assicurarsi la sopravvivenza.

Una logica che, purtroppo, trova sempre maggiore affermazione nella vita di tutte le coalizioni di governo, da quello nazionale a quello regionale sino alle amministrazioni di periferia, che stravolge l’identità politica di ciascuno di noi e ci rende tutti uguali e tutti colpevoli di fronte all’opinione pubblica.

Un grande problema, questo, perché, prima o poi, ci ritroveremo al confronto con quell’opinione e dovremo sottoporci nuovamente al giudizio di quella comunità alla quale ci eravamo presentati con un programma di sinistra o di destra, con una coalizione di sinistra o di destra, con una squadra di governo capace di mettere in atto azioni di sinistra o di destra, una comunità che abbiamo “consapevolmente tradito”.

In quel momento la mutazione adattativa che oggi ci permette di arrivare a fine consiliatura diventerà un peso capace di trascinare a fondo anche il più gettonato dei candidati e ci ritroveremo nudi con la nostra (in)coerenza nella battaglia per la sopravvivenza delle ideologie.

Sarebbe facile, ora, indicare i responsabili di una politica divisiva che ha osteggiato le capacità dei singoli e, con essi, di tutte le forze del centro-sinistra che avevano contribuito in varia misura ad eleggere questa amministrazione comunale.

Sarebbe facile e, forse, anche liberatorio ma piangersi addosso non è mai servito a nulla. Anzi!

Da domani, piuttosto, senza giocare a chi la sa più lunga, tutti quelli che si riconoscono in una ideologia di sinistra devono riprendere a dialogare buttandosi alle spalle le rivalità e le antipatie personali che ci hanno portato sull’orlo di questo baratro.

L’imperativo è ritrovare, senza ulteriori indugi, l’identità perduta, provare seriamente a dare forza e contenuti ai valori della sinistra e, senza infingimenti, prepararci ad uno scontro difficile per assicurare alla nostra città una macchina di governo di centro-sinistra che abbia, finalmente, il dono della indipendenza dai poteri forti e della coerenza.

Mimmo Santorsola - La giusta causa Trani


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