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«Comunicare i conflitti e le diversità»: convegno a Trani oggi

Mercoledì 15 maggio, l’Ufficio cultura e comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie organizza a Trani, presso la Biblioteca diocesana (Piazza Battisti), alle ore 18, un seminario di aggiornamento sul tema: “Comunicare le crisi e le diversità”.

Programma.

Saluti di diac. Riccardo Losappio, direttore dell’Ufficio cultura e comunicazioni sociali.

Interventi di: Costantino Saverio, psicologo e psicoterapeuta; Elena Lorusso, psicologa.

Modererà l’incontro il giornalista Giuseppe Faretra.

L’evento è stato accreditato dall’Ordine dei giornalisti.

I conflitti emergono in vari modi e in differenti forme nella nostra società. I conflitti nascono dalle diversità sussistenti tra realtà che sono in relazione – diversità di interessi economici, di punti di vista, di carattere, di genere, di ideologia o religione, di valori e leggi, di cultura. I conflitti distruttivi derivano dalla incapacità di comprendere, accettare, adattare e conciliare tali differenze. Al di là delle differenze tra una persona e l’altra e tra una situazione e l’altra, tale incapacità dipende principalmente da tre fattori: la mancanza di una cultura della comunicazione; l’eccessiva presenza di una cultura della competizione e dell’antagonismo e la connessa carenza di una cultura della cooperazione; l’insufficiente consapevolezza di sé, in particolare riferita ai propri conflitti interiori e al nesso tra essi e i conflitti esteriori.

Il fattore fondamentale per una gestione costruttiva dei conflitti è la comunicazione: se il conflitto sfocia in scontri violenti e comportamenti distruttivi è spesso perché non si comunica appropriatamente, perché non ci si conosce, tant'è che da sempre l'alternativa alle guerre è la diplomazia, che è appunto una forma di comunicazione tra stati. la diversità può essere vista anche in altro modo, non antagonistico ma anzi costruttivo, poiché è proprio grazie alla diversità che esiste il nostro mondo, fisico, psichico e sociale. L’informazione può essere vista come la disponibilità ad accettare che qualcuno ti dia una mano nella lettura ordinata della realtà, mentre ci sono alcuni che ritengono superato questo modo di approvvigionarsi tipico del mondo tradizionale e gestiscono la dotazione di informazioni quantitativamente ampia della rete costruendo un’autolettura in cui il soggetto si sente capace di dominare il database sempre più complesso e disordinato delle notizie

Un ruolo fondamentale è quello del giornalista come mediatore nel fare una sintesi nel groviglio vorticoso tra notizie vere e false, con un uso appropriato di parole e di immagini. Anche i media locali- carta stampata, radio tv locali- hanno un importante funzione nella trasmissione di una realtà più prossima al lettore- ascoltatore, per la trasmissione della cultura locale di una comunità. Sicuramente occorrono più idee per l’informazione, non dimenticando che le rivoluzioni culturali positive avvengono grazie a generatori di pensieri e di nuova cultura. La sempre più profonda crisi italiana, e in particolare quella del giornalismo, deve dunque essere affrontata in termini di emergenza sociale e culturale su cui è impossibile non chiamare in causa l’impatto dei media e del giornalismo indipendentemente e dalle piattaforme di trasmissione.

Un passaggio da non dimenticare, in proposito, riguarda quegli stili di rappresentazione del giornalismo italiano che possono essere sbrigativamente recensiti come eccessi di pigrizia o, peggio, di autoindulgenza. Inoltre, ultimamente la professione giornalistica ha prestato, non solo di recente, alla costruzione di un clima culturale ispirato alla cronaca nera e, successivamente, ad una raffigurazione dei migrati sproporzionata rispetto a qualunque parametro di realtà. Per avere valore presso gli operatori delle news così come nel pubblico essa deve rivendicare una doppia caratteristica: da un lato quella di eliminare ogni spinta alla spiegazione, che avrebbe una funzione rassicurante sui pubblici. Dall’altro, la vicenda non deve essere mai accompagnata fino alla conclusione. Il finale deve mancare, compromettendo dunque ogni speranza che nella coscienza inquieta dei lettori moderni il bene venga ripristinato come aspirazione permanente dell’animo umano.


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