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Muore nei capannoni Ruggia la barca affondata nel porto di Trani. Irreperibili i proprietari, il Comune di Trani ci rimette - per adesso - 17mila euro

Il Comune di Trani ha dovuto spendere 17.080 euro, Iva compresa, per rimuovere l'imbarcazione affondata lo scorso 12 marzo, presso la darsena comunale di Trani.

Lo si apprende dalla determinazione dirigenziale della figura apicale dell'Area lavori pubblici, Luigi Puzziferri, che ha impegnato la spesa di 14.000 euro, oltre Iva, in favore della Sub technical edil services, di Mola di Bari, che ha effettuato la rimozione dell'imbarcazione.

L'obiettivo è rivalersi sulla proprietà della stessa, che al momento, però, non ha riscontrato le comunicazioni inviate dall'ente anche perché si è in presenza, allo stato, di una società di fatto estinta.

Sempre lo scorso 12 marzo il Settore darsena del Comune aveva informato il dirigente che l'imbarcazione a motore denominata Miki II, di lunghezza pari a quasi 11 metri, e 3 metri e mezzo di larghezza, abbandonata all'ormeggio dal lontano 2012, era affondata nella stessa giornata del 12 marzo.

La Capitaneria di porto di Barletta informava l'Area lavori pubblici, a sua volta, dell'affondamento dell'imbarcazione nello specchio d'acqua dato in concessione al Comune di Trani e, contestualmente, lo invitava ad effettuare il recupero dell'unità navale entro 48 ore.

Pertanto il dirigente, in considerazione dell'urgenza del caso, avviava un'indagine di mercato sulla piattaforma elettronica delle pubbliche amministrazioni, richiedendo un'offerta alla Nuova oceanus orca, di Trani, con trattativa diretta: la ditta presentava un'offerta pari a 21.500 euro, oltre 500 euro per oneri di sicurezza non soggetti a ribasso.

Il dirigente riteneva onerosa l'offerta economica e richiedeva così, sempre sulla piattaforma del Mepa, preventivo alla Sub technical edil services, di Mola di Bari, che presentava una propria offerta pari a 18.000 euro.

Il 18 marzo l'Area lavori pubblici richiedeva un'offerta migliorativa alla stessa ditta, che fissava il proprio prezzo definitivo a 14.000 euro, oltre Iva.

Veniva così affidato l'intervento alla stessa, chiedendo ed ottenendo dalla Capitaneria di porto di Barletta l'autorizzazione ad una proroga del termine disposto per il recupero.

Lo stesso avveniva il 25 marzo, con successivo trasferimento dell'imbarcazione recuperata ai campioni Ruggia, in corso Imbriani, in sostituzione del deposito dell'Amet sito in contrada Monachelle, non autorizzato dall'azienda ex municipalizzata. Amet, in questa vicenda, è parte in causa in quanto società che gestisce i servizi ai diportisti della darsena comunale.

Nel frattempo, il Comune di Trani ha provato ad individuare la sede della proprietaria dell'imbarcazione, avviando l'iter per il recupero delle somme anticipate in danno, e ha verificato che «l'imbarcazione è di proprietà di una società con sede a Cinisello Balsamo - si legge nel provvedimento -, di cui è rappresentante legale una cittadina di Canosa di Puglia».

Ad una visura camerale del 13 marzo è stato accertato che detta società risulta estinta dal 7 luglio 2014, «ma si è proceduto ugualmente a trasmettere la richiesta di esecuzione dei lavori in danno nei confronti della società».

Peraltro, ad oggi non risulta pervenuto alcun riscontro da parte dei soggetti citati e, pertanto, per il momento la spesa resta a carico del Comune, che confida di rivalersi su coloro che, avendo di fatto abbandonato l'imbarcazione al proprio destino dal 2012, ne avrebbero provocato il degrado e conseguente affondamento».


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