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Villa Turrisana, sequestro e inchiesta furono legittimi: il Tribunale di Trani assolve tre imputati e chiede di procedere contro un progettista per falsa testimonianza

Assolti «perché il fatto non sussiste»: dunque, l'inchiesta su Villa Turrisana fu condotta correttamente e legittimo fu il sequestro del bene, eseguito il 13 ottobre 2011 dalla Polizia locale quale organo di polizia giudiziaria delegato dalla Procura della Repubblica di Trani.

Così si è espresso il presidente della Sezione penale del Tribunale di Trani, Giulia Pavese, nella sentenza che ha scagionato gli imputati Antonio Modugno (ex comandante della Polizia locale), Antonio Recchia (consulente tecnico di ufficio) e Giovanni Bruno (maresciallo della Polizia locale, oggi in quiescenza) dai reati di falso ideologico in concorso. A Modugno veniva contestato anche il tentato abuso di ufficio, insieme con il falso ideologico.

La vicenda è quella del sequestro penale di Villa Turrisana, antica residenza nella omonima contrada sita nella periferia sud di Trani, oggetto di lavori di restauro conservativo per trasformarla in attività ricettiva.

A seguito di sopralluoghi, dell'Ufficio tecnico comunale, prima, e del Comando della polizia municipale, poi, si riscontrarono invece difformità significative tra i lavori eseguiti, al primo piano ed al vano ascensore, e quanto previsto nel permesso di costruire.

Difformità consistenti nella demolizione di quasi tutto il livello intermedio tra primo piano e piano suppenne (tranne alcuni muri perimetrali), con costruzione di nuovi pilastri e travi in cemento armato, nonché la diversa realizzazione del vano ascensore, in cemento armato, rispetto al progetto autorizzato.

Pertanto, con ordinanza dirigenziale del 15 settembre 2011, il dirigente dell'Utc, Giuseppe Affatato, disponeva la sospensione dei lavori.

Poi sarebbe arrivato il sequestro, secondo quanto accertato proprio dalle indagini svolte dalla Polizia locale, quale organo di Polizia giudiziaria delegato dalla Procura della Repubblica di Trani, supportate dalla relazione del consulente tecnico d'ufficio, avrebbero determinato una ristrutturazione dell'immobile in difformità rispetto al permesso di costruire rilasciato dal Comune.

Tale circostanza è stata affermata in sede amministrativa prima dal Tar Puglia e poi dal Consiglio di Stato, includendo anche il rigetto di un'istanza di sanatoria presentata dalla società committente dei lavori.

Il processo penale sulla vicenda, parallelo ai procedimenti amministrativi, aveva invece visto assolti dall'accusa di abuso edilizio i quattro imputati: Erica Ann Raguseo, amministratrice della “Gavetone srl”, committente dei lavori e titolare del permesso di costruire; Leonardo Curci, amministratore della “Tecnogest snc, società esecutrice delle opere in conglomerato cementizio armato; Ugo Betti, progettista architettonico e direttore dei lavori sino al 18 giugno 2011, (data in cui rimise il mandato per assumere la delega di assessore comunale all’urbanistica, ndr); Angelo Antonio Iannelli, progettista architettonico e dei lavori dal 18 luglio 2011.

Gli stessi, a maggio 2015, avevano chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio di Modugno, Recchia e Bruno, ipotizzando a loro carico l'abuso di ufficio in concorso e, per Modugno, l'abuso d'ufficio ed il falso ideologico.

Secondo il pubblico ministero, Silvia Curione, i tre avevano accertato la realizzazione di opere strutturali, non conformi al progetto depositato al Genio civile di Bari, nonostante all'epoca del presunto accertamento non fosse stato ancora acquisito il progetto rispetto al quale l'opera si assumeva come difforme.

Peraltro, con particolare riferimento a Modugno, si ipotizzava una situazione di evidente e consapevole incompatibilità rispetto alla posizione dell'ingegner Betti, il quale, da assessore, si era opposto in giunta all'atto di indirizzo per la stabilizzazione dello stesso Modugno, dirigente facente funzioni della Polizia locale, e del collega dell'Ufficio tecnico, Giuseppe Affatato.

Modugno, dunque, avrebbe condotto l'inchiesta su Villa Turrisana per una sorta di rivalsa nei confronti di chi gli aveva impedito di diventare dirigente a tempo pieno ed indeterminato del Comune di Trani, «colorando - si legge testualmente nel suo rinvio a giudizio - in termini di rilevanza penale l'intervento posto in essere da Betti».

Al termine dell'ultima udienza del processo, tenutasi l'altro giorno, cui erano presenti tutte le parti civili, il presidente della Sezione penale del Tribunale ha invece desunto che le posizioni di Modugno, Recchia e Bruno non fossero penalmente rilevanti, assolvendoli perché il fatto non sussiste.

Inoltre, e soprattutto, ha ordinato la trasmissione degli atti al pubblico ministero, ravvisando indizi del reato di falsa testimonianza a carico proprio di Betti.

Entro novanta giorni avverrà il deposito della motivazione della sentenza. Modugno era difeso dall'avvocato Claudio Papagno, Recchia dall'avvocato Giacomo Ragno, Bruno dall'avvocato Luigi Puca.


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