Il ricorso al Presidente della Repubblica del 3 agosto 2017, da parte della proprietà di Villa Maggi, è ancora pendente. Pertanto l'intervento eseguito lo scorso 12 giugno sul sito della villa ottocentesca di via Di Vittorio, ormai quasi del tutto ridotta ad un ammasso di macerie, è stato di altra natura e non certo riconducibile alla comunque importante iniziativa giudiziaria intrapresa dalla proprietà dell'immobile.
Quale, dunque, la natura? Secondo quanto si apprende da Palazzo di città, la cui Area urbanistica sta seguendo passo dopo passo i nuovi sviluppi della vicenda, l'impresa esecutrice, che mercoledì scorso è tornata ad azionare la pala meccanica all'interno di quell'area, sarebbe stata autorizzata ad effettuare quei lavori dalla Soprintendenza.
Anche in questo caso, dunque, così come avvenuto due anni fa, quando ancora l'ente statale non era sceso in campo, bisogna comprendere se lo stesso avesse autorizzato una messa in sicurezza, finalizzata ad un ripristino dello stato dei luoghi, o anche un'eventuale demolizione di parti al fine di evitare nuovi crolli spontanei che ponessero a rischio la pubblica incolumità.
Di certo, secondo quanto riferito quella mattina dall'impresa esecutrice alla Polizia locale, che tempestivamente si era recata sul posto su segnalazione di residenti, a causa dell'innalzarsi di un gran polverone nella zona, durante le operazioni si erano verificati nuovi ed imprevedibili crolli spontanei dell'edificio, in conseguenza dei quali quasi più nulla è più rimasto in piedi, ma per effetto dei quali la stessa impresa esecutrice ha arrestato le operazioni in corso.
Nei prossimi giorni la Soprintendenza effettuerà un sopralluogo sul sito, per verificare la corrispondenza, ovvero difformità dei lavori effettuati rispetto a quanto autorizzato.


