C'è anche il tranese Alessandro Corda fra i 91 imputati per i quali il pubblico ministero, Renato Nitti, ha chiesto condanne dai 6 ai 14 anni di reclusione, al termine dell'udienza odierna del processo, con rito abbreviato, scaturito dall'operazione Pandora, condotta dai carabinieri del Reparto anticrimine del Ros di Bari.
A Corda, per il quale sono stati richiesti 8 anni di reclusione, si contesta l'associazione per delinquere di stampo mafioso, in concorso con tutti gli altri imputati del procedimento. Corda è già stato recentemente condannato a 16 anni per l'omicidio di Antonio Mastrodonato.
Nel processo, che si sta celebrando nell’aula bunker di Trani dinanzi al Gup del Tribunale di Bari, Rossana De Cristofaro, sono imputati i presunti affiliati ai due clan Diomede-Mercante e Capriati di Bari, accusati a vario titolo di associazione mafiosa pluriaggravata, tentati omicidi, armi, rapine, furti, lesioni personali, sequestro di persona e violazioni della sorveglianza speciale.
Nel dibattimento sono costituiti parte civile i Comuni di Bari e Terlizzi e l’associazione Antiracket. Le condanne più elevate, a 14 anni di reclusione, sono state chieste dai pm Giuseppe Gatti, Lidia Giorgio e Renato Nitti nei confronti dei boss di Bari e Bitonto Nicola Diomede e Domenico Conte e del pregiudicato Gioacchino Baldassarre, ritenuti i capi organizzatori dei due gruppi criminali.
La Dda ha chiesto 38 condanne a 10 anni e altre 41 a 8 anni di reclusione per i partecipi delle due associazioni mafiose.
Le arringhe difensive inizieranno il primo luglio.
Le indagini dei Carabinieri del Ros hanno documentato più di un decennio di affari illeciti e le ramificazioni dei due clan, federati tra loro, nell’intera regione, da Bitonto a San Severo, passando per Altamura, Gravina, Valenzano, Triggiano e il Nord Barese, accertando anche collegamenti con le altre organizzazioni criminali pugliesi, oltre a rapporti commerciali (per l’approvvigionamento della droga) con 'Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra.
