«In relazione alla vicenda del velobox vuoto di via Falcone, a Trani, l’amministrazione comunale ha prodotto una risposta che ne testimonia la radicale inadeguatezza ad amministrare la città». Così Emanuele Tomasicchio, consigliere comunale e componente dell’associazione “Articolo 97”, in una conferenza stampa indetta per chiarire alcuni aspetti in merito alla vicenda sollevata qualche giorno fa, con relativa risposta dell’assessore alla Polizia locale, Cecilia di Lernia.
Alla base, una domanda implicita: i velobox funzionano o no? Servono a comminare multe? O sono «scatole vuote»? E, nonostante ciò, funzionano da deterrente per chi volesse premere un po’ il piede sull’acceleratore?
«L’assessore ci risponde che i velobox devono essere vuoti e solo uno deve contenere l’autovelox. La determina dirigenziale n. 864/2016 parla di “Installazione di 4 apparecchi di rilevamento della velocità” e non di 4 scatole vuote. Delle due l’una: o hanno sbagliato prima o sbagliano ora, perché se sono rilevatori di velocità non possono esser delle semplici scatole vuote» dice Tomasicchio.
Altri gli interrogativi.
«Gli autovelox da installare all’interno dei velobox non possono essere autovelox qualunque, ma per legge devono essere omologati e tarati appositamente per quelle determinate “scatole” : quando e come è stato acquistato dal Comune quell’autovelox? Dove si trova ora?»
«I velobox non possono essere installati su strade urbane (come via Falcone), a meno che non vi sia sempre una pattuglia della Polizia municipale poco distante obbligata alla contestazione immediata dell’infrazione. Poiché pattuglie in quel ruolo non ne abbiamo mai viste, il velobox appare essere stata un inutile spreco di denaro pubblico, poiché senza pattuglie le infrazioni non possono essere contestate e sono illegittime. In città i controlli con autovelox possono essere effettuati senza presenza di pattuglie solo su strade urbane a scorrimento, vale a dire con due corsie per senso di marcia, con spartitraffico centrale e con banchine laterali e marciapiede: via Falcone non ha queste caratteristiche, per cui i velobox ed, a maggior ragione, lì gli autovelox non possono funzionare». A sostenerlo, anche una sentenza di Cassazione di qualche giorno fa.
«In ogni caso, sin dall’8 giugno 2018, il sottoscritto aveva presentato una interrogazione a risposta scritta all’amministrazione comunale, chiedendo di sapere quando fossero entrati in funzione i velobox e quante contravvenzioni fossero state ivi elevate agli automobilisti: nessuna risposta scritta è mai pervenuta al sottoscritto, nonostante i responsabili del Comune avessero l’obbligo di rispondermi entro e non oltre il termine di trenta giorni, ai sensi dell’art. 328, cod. Penale, espressamente richiamato nell’interrogazione. Come mai nessuno mi ha mai risposto?» chiede il consigliere.
Tomasicchio conclude: «L’assessore mi addebita di avere fatto molta confusione nella vicenda (usando frase non sua, so bene chi ne sia il materiale ispiratore): l’unica confusione evidente nella questione è quella presente negli atti amministrativi del Comune di Trani e, probabilmente, quella che regna sovrana in qualche zucca. Ergo, l’assessore farebbe bene a riflettere prima di lanciarsi in affermazioni quanto meno improprie e che lasciano soltanto trasparire una incerta padronanza dell’argomento».
Alla conferenza stampa era presente il consigliere comunale Anna Barresi.

