«Tanto clamore per questa nave, ma soltanto pochi giorni prima erano arrivati altri 45 migranti su un barchino in tutta tranquillità: se ne sono accorti i carabinieri solo la mattina successiva, mentre giravano in piazza».
Questa la testimonianza di Costantino Baratta, il 62enne muratore tranese che da 32 anni vive a Lampedusa, dove ha messo su famiglia ed è diventato un eroe dell'accoglienza grazie al salvataggio di dodici persone nel tragico naufragio del 3 ottobre 2013.
Grazie a quel gesto, Baratta ha meritato anche il riconoscimento di «Giusto nel mondo» 2018, ma lui continua esattamente a fare le stesse cose di prima: «Accogliere e dare conforto quando serve – dice – perché di fronte ad uno che ha bisogno non puoi restare con le mani in mano».
Fino al momento dello sbarco dei quaranta passeggeri della Sea Watch, Costantino ed altri suoi concittadini hanno dormito ogni notte sul sagrato della principale chiesa dell'isola: «Facciamo parte dell'associazione Lampedusa solidale – fa sapere - ed è proprio la solidarietà che deve contraddistinguerci sempre. Il momento è certamente difficile, parte della città mostra insofferenza al fenomeno migratorio e ci sta anche che esprima dissenso, ma non nei termini incivili dell'altra notte, da cui è il caso di prendere fortemente le distanze».
Baratta invoca che si abbassino i toni e la politica dia risposte concrete: «Qui a Lampedusa gli sbarchi sono solo diminuiti, ma siamo ancora lontani da una soluzione. Per fortuna non si ferma neanche il turismo, e fa piacere vedere che anche i nostri visitatori solidarizzino con noi».




