Per comprendere quanto familiari, nel vero senso della parola, fossero il volto e la figura di Gino Procacci, basterebbe richiamare un episodio che non riguarda lui, ma uno dei suoi figli.
È il 24 gennaio 2015 quando Antonio Procacci, quel giorno 38 anni, sceglie di presentare ufficialmente la sua candidatura a sindaco in via Treviso, sotto casa, quella stessa casa in cui il suo papà, sabato scorso, è venuto a mancare a 81 anni dopo un lungo periodo di sofferenze.
«Vi ho convocato qui perché qui è casa mia e da qui sono partito e voglio partire con la mia missione politica», si era limitato ad affermare il candidato sindaco.
Ma pareva un modo per sottolineare quanto volesse ringraziare la propria famiglia, appunto, a cominciare dal papà, per avergli dato tutto quanto, da quel momento, avrebbe messo a disposizione della collettività.
Un senso di unione familiare che ancora meglio è spiccato, sebbene per pochissimo tempo, quando Antonio, e suo fratello Aldo, sono stati entrambi i consiglieri comunali dopo le elezioni, anche se poi il primo si sarebbe dimesso per l'impossibilità di proseguire il mandato consiliare.
Una famiglia molto unità grazie soprattutto alla figura di Gino, persona capace di unire e non dividere. Infermiere di professione, presso Casa della Divina Provvidenza a Bisceglie, grazie al suo carattere affabile si è meritato sia sul posto di lavoro, sia naturalmente in città, l'amicizia e fiducia di tutti.
E non è un caso che a lui siano state affidate responsabilità che, forse, erano di un tempo già andato, quando si potevano portare avanti realtà importanti ancora a conduzione familiare
Gino, per dieci anni, ha allenato la mitica Ursus Trani perché in lui l'altrettanto indimenticato presidente, Vincenzo Povia, vedeva un alter ego di se stesso, una persona che trasmettesse sul campo le sue stesse convinzioni e desse alla squadra, prima che un gioco, unità e identità.
E poi la passione per il teatro, al servizio delle compagnie del Teatro umoristico, di Mario Francavilla, prima, e Mimesis, di Marco Pilone, poi con cui ha calcato per anni il palcoscenico del teatro Impero fino a quando la seconda non si è realizzata il suo teatro nella sua attuale casa, in via Pietro Palagano.
Nelle commedie Gino ha quasi ha sempre svolto il ruolo dell'anti caratterista, prevalentemente persona colta ed istruita in grado di controbilanciare, ma così facendo ancora meglio esaltare, i tratti salienti degli altri personaggi.
Ne venivano fuori, ogni volta, commedie una più bella dell'altra. E lui ha avuto la forza di continuare in quella passione/mestiere fino a quando le forze glielo hanno permesso.
Oggi lo ricordiamo con qualche riga e alcune foto delle rappresentazioni che lo videro in scena e che ci auguriamo generino, in tutti i lettori, un sorriso di gratitudine per quello che Gino ha fatto, nel suo piccolo, per una Trani bella, trasparente e responsabile.



