Pulizia di ambienti e ripristino di abitabilità in abitazioni di cittadini indigenti. Queste le motivazioni con cui il dirigente dell'Ufficio piano di zona, Alessandro Attolico, ha determinato un impegno di spesa, e successiva liquidazione, di 2.450 euro, Iva compresa, in favore della parrocchia San Magno, sulla base della relazione finale rilasciata dal responsabile della stessa comunità ecclesiale.
Il provvedimento del dirigente non illustra dettagliatamente quante abitazioni siano state oggetto dell'intervento e, specificatamente, che tipo di lavori siano stati eseguiti. Al contrario, fa sapere che «la parrocchia San Magno non può avere un Durc» e in ogni caso, «alla luce del vigente regolamento di contabilità, nonché sulla base della disponibilità presente sull'apposito capitolo del bilancio di previsione 2019», alla stessa parrocchia è stato possibile liquidare la somma, che è esattamente la stessa presente nel capitolo di bilancio in questione.
Il parroco, don Dino Cimadomo, interpellato dal cronista, fa sapere che «la parrocchia San Magno figura in questo provvedimento poiché solo in questo modo il Comune di Trani ha potuto erogare, su un conto corrente di riferimento, la somma a copertura di una parte dei lavori eseguiti. Infatti - spiega - le opere sono state realizzate da alcune persone in stato di bisogno, con precedenti esperienze nel campo della carpenteria e falegnameria, che vivono nel territorio parrocchiale, semplici persone fisiche senza partita Iva. La parte restante della somma che il Comune ci ha versato, 600 euro, era destinata al Pronto intervento sociale, che ci ha presentato fattura a seguito della quale abbiamo loro girato il corrispettivo».
E sarebbe dovuto essere proprio il Pis, inizialmente, ad effettuare l'intero intervento, su delega dell'Ufficio di piano di zona, con cui è convenzionato. In particolare, si è trattato di disinfestare, bonificare e ripristinare l'abitabilità di un'abitazione in avanzato stato di degrado, nella quale vivevano regolarmente delle persone in condizioni igieniche davvero critiche.
Successivamente, però, è stata la parrocchia a fare realizzare l'intervento, rimborsandone la quota parte al Pis e sostenendo anche altre spese, di pari importo di quello comunale, per le quali non ha chiesto alcun contributo all'amministrazione perché ha potuto coprirle con le proprie disponibilità.
Peraltro, secondo quanto fa sapere il responsabile diocesano della Caritas, don Raffaele Sarno, l'intervento non è stato coordinato con la Caritas cittadina e, a memoria, non mi sembra di ricordare precedenti simili, da parte di altre parrocchie, in sinergia con l'ente comunale».
