È imminente la riapertura del tempio di Giano, lungo la Strada provinciale Andria-Bisceglie, ubicato proprio al confine fra Trani e Bisceglie: in territorio di Trani c'è il tempio, attraversando una stradina c'è la chiesa di Santa Maria di Giano, in territorio di Bisceglie.
Ebbene, la giunta comunale, nell'ambito della gestione condivisa e rigenerazione dei beni comuni urbani, avvalendosi di quanto sancito nel regolamento comunale sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura di questi, ha i espresso parere favorevole al progetto di riqualificazione urbana che riguarda il tempio.
La proposta è stata presentata da un cittadino, Gabriele Torchetti, nipote di quel Nicola Torchetti che, nel 1981, trasferì al Comune di Trani la proprietà dell’antico edificio di culto sconsacrato, risalente al X secolo dopo Cristo.
Alla base della richiesta di Torchetti, il legame affettivo che da sempre ha unito il tempio alla sua famiglia, così che si è offerto di occuparsene in modo continuativo, anche attraverso opere di manutenzione ordinaria e straordinaria (pulizia, sistemazione della pavimentazione, impianto di illuminzione), secondo quando disciplinato dal regolamento comunale sui beni condivisi.
Il tempio di Giano può considerarsi davvero di straordinaria importanza perché è in ottima compagnia di omologhi e prestigiosi monumenti non soltanto in Puglia, ma persino nell’area del Mediterraneo: nei paraggi possiamo citare la chiesa di San Francesco, Santa Margherita di Bisceglie, Ognissanti di Pacciano, nella provincia vecchi edifici sacri a Bitonto, ma le maggiori affinità si registrano addirittura in chiese e tempi coevi presenti nell’isola di Cipro.
Del tempio di Giano il primo tratto distintivo è l’abside, che lo qualifica appunto come protoromanico. Tuttavia l’elemento che più colpisce gli studiosi è la cupola, che dall’interno presenta quattro arconi, ma all’esterno ci mostra un cubo sormontato da una piramide a chiancarelle.
L’intento è adibirlo, senza finalità di lucro, ad un programma di attività turistiche e culturali e di pubblico interesse. La durata della collaborazione (che non comporta oneri a carico del Comune) è fissata in dieci anni.
