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Evasioni dalle carceri, Pilagatti (Sappe): «Subito i militari sui muri di cinta, anche a Trani, per evitarne nuove»

La rocambolesca evasione dal carcere di Napoli Poggioreale dell'altro ieri è l’esempio lampante dell’insicurezza in cui si trovano la maggior parte(se non la totalità) delle carceri pugliesi e nazionali.

Tutto ciò fino a qualche anno fa era impensabile poiché i muri di cinta erano presidiati dai poliziotti, gli allarmi antiintrusione e scavalcamento funzionavano(male) ma funzionavano.

Le sezioni detentive erano presidiate e gestite dai poliziotti che controllavano in maniera adeguata tutte le situazioni garantendo sicurezza per loro, per i detenuti, e per le città in cui sono dislocate le carceri, nel rispetto delle leggi.

Purtroppo da qualche anno a seguito di precisi disegni politici si è deciso di smantellare qualsiasi presidio di sicurezza nelle carceri, diminuendo il personale di polizia penitenziaria e togliendo loro qualsiasi possibilità o mezzi di poter controllare quello che avviene effettivamente nelle sezioni detentive.

È mai possibile che penitenziari come Taranto, con oltre 600 detenuti ma con 300 posti disponibili, di cui molti a massima sicurezza, pazzi, precauzionali, nelle ore serali e notturne venga gestito da meno di 10 unità?

E non se la passano meglio i poliziotti in servizio a Bari, Foggia, Trani, cui per carenza di personale, vengono affidati più posti servizio contemporaneamente per cui un lavoratore, da solo, deve vigilare su 100, 150 detenuti peraltro distribuiti su più sezioni.

Anche piccole carceri come Turi, per esempio, nelle ore pomeridiane e serali viene gestito da non più di 5 poliziotti in tutto, e se capita un ricovero urgente , come accade di frequente nelle ore serali, nel carcere non ci rimane più nessuno.

In questa situazione i muri di cinta sono sguarniti se non completamente abbandonati, per cui chiunque potrebbe tentare un evasione come quella di Napoli, oppure uscire tranquillamente dall’ingresso principale, considerato che in alcune situazioni, si aprono delle vere e proprie autostrade con i cancelli aperti.

Tutto ciò i vertici dell’amministrazione penitenziaria lo sanno da tempo ma fanno finta di niente, poiché quando accadono eventi come quello di Napoli invece di essere i primi a pagare per l’inerzia e precise responsabilità, mandano ispezioni che scaricheranno le colpe sui vertici del carcere napoletano, ma soprattutto sul poliziotto che era di servizio quella notte, che doveva vigilare su più sezioni contemporaneamente da solo.

I vertici del Dap sanno che le carceri di Foggia, Taranto, Lecce, ecc.ecc. e tantissime altre in Italia vivono queste situazioni, ma non si sono preoccupati nemmeno di automatizzare i vari cancelli, così da consentire ai pochi poliziotti di tenerli almeno chiusi.

Nemmeno i parlamentari 5 stelle che hanno visitato il carcere di Taranto, la senatrice Piarulli sempre dei 5 stelle, ex direttrice del carcere di Trani che ben conosce la situazione, sono riusciti a smuovere di un millimetro un ministro che predica bene, ma che poi nei fatti si disinteressa, mentre nelle carceri, in un giorno qualsiasi, potrebbe accadere di tutto e di più.

Ci fanno anche sorridere i commenti dei vari massmedia nazionali che ora si dicono sconcertati da questi eventi, quando poi proprio loro con i silenzi, hanno contribuito acchè il problema carceri andasse nel dimenticatoio.

A questo punto il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, chiede provvedimenti forti per evitare che quanto accaduto a Napoli possa ripetersi in altre carceri della regione o della nazione, per cui invita il ministro degli Interni, della Giustizia e della Difesa, a varare un provvedimento urgente per impiegare i militare sui muri di cinta delle carceri.

La sicurezza dei cittadini non è solo nelle strade ma in tutti i posti dove lo Stato deve far prevalere la legalità a partire dalle carceri.

Invitiamo perciò i parlamentari di qualsiasi schieramento a far si che questo provvedimento che può essere adottato in pochi minuti, diventi esecutivo al più presto.

In caso contrario li riterremo i primi responsabili insieme ai vertici dell’ amministrazione penitenziaria che in questi anni invece di assicurare la legalità all’interno dei penitenziari, si sono preoccupati di stipulare patti di legalità, vigilanza dinamica e quant’altro sottomettendosi ai detenuti(con la promessa che questi ultimi dovevano fare i bravi).

Federico Pilagatti (segretario generale Sappe)


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