Lungo la 58ma Strada a denominarsi, detta anche via del Serrone, in agro di Trani, a breve distanza dall'incrocio con via Duchessa d'Andria, risiedono diversi nuclei familiari che dovranno necessariamente lasciare le loro abitazioni.
Infatti gli immobili in cui vivono, oltre che «privi di titoli abilitativi edilizi, sono sprovvisti dei certificati di agibilità ad uso residenziale, mancano di idonea certificazione statica-sismica» e, soprattutto, ricadono in un'area definita «ad alta pericolosità idraulica».
Lo ha determinato il dirigente dell'Area urbanistica, Francesco Gianferrini, emanando due ordinanze di sgombero di immobili realizzati lungo quella via.
Gli stessi erano stati già oggetto di un'ordinanza del dirigente dell'Area urbanistica del 22 dicembre 2017, afferente l'esecuzione di lavori di demolizione e/o rimozione di immobili ad uso residenziale, abusivamente realizzati, con conseguente ripristino dello stato originario dei luoghi e fatto salvo quanto regolarmente autorizzato e/o oggetto di istanza di condono edilizio.
Gi immobili in questione, secondo il Piano urbanistico generale vigente, ricadono in zona per attività agricole, ma anche, come detto, in aree ad alta pericolosità idraulica, così come risulta dal Piano regionale per l'assetto idrogeologico.
Avverso quell'ordinanza del 2017 risulta pendente un ricorso al Tar Puglia, ma lo scorso 11 aprile la figura apicale dell'Ufficio tecnico ha chiesto al Comando di polizia locale di verificare la presenza, o meno, di nuclei familiari all'interno dell'immobile e, effettivamente, il sopralluogo dei vigili ha confermato che in quelle residenze vivono diversi nuclei familiari, con coniugi e figli.
Alla luce della situazione conclamata e dello stralcio di mappa dell'Autorità di bacino della Puglia afferente il rischio idrogeologico, con la quale si rappresenta che quelle particelle sono inserite in una zona ad alta pericolosità idraulica, il dirigente ha ordinato di provvedere allo sgombero di quelle abitazioni con immediatezza, e comunque entro e non oltre novanta giorni dalla notifica della sua ordinanza.
L'ingegnere capo ha anche rappresentando che ogni eventuale danno che possa derivare a persone e cose, proprie di terzi, sia in sede civile, sia penale, sarà ad esclusivo carico di chi non dovesse adempiere al provvedimento.
Non è peraltro da escludere, come già accaduto a seguito della prima ordinanza, che gli interessati, a cominciare dai proprietari degli immobili oggetto dell'ordinanza, impugnino anche questo presso il Tribunale amministrativo regionale, circostanza di cui l'atto dà la facoltà.
A questo punto si preannuncia un braccio di ferro non di poco conto poiché, in una città già da tempo segnata da una grave emergenza abitativa, come testimoniano le tante occupazioni abusive verificatesi negli ultimi anni e la lunga attesa per nuove case popolari ed alloggi per utenze differenziate, adesso alcune famiglie rischiano di trovarsi fuori delle loro abitazioni, in cui hanno vissuto per anni presumibilmente ignorando il pericolo cui quotidianamente sono esposte.
