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Don Enzo De Ceglie sacerdote da venticinque anni: oggi la solenne concelebrazione presieduta dal vescovo di Trani

Sabato 5 ottobre 2019, don Enzo de Ceglie, durante una solenne concelebrazione che si terrà a Trani, nella parrocchia Ss. Angeli Custodi, di cui è il parroco, presieduta dall’Arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo, con inizio alle ore 20.00, renderà il suo grazie al Signore per i venticinque anni di ministero sacerdotale. 

Don Enzo de Ceglie, all’anagrafe Vincenzo, è nato a Trani il 4 giugno 1969 da papà Donato (deceduto nel 2005) e mamma Giuliana, ultimo di tre figli. Si è formato nell'Azione Cattolica parrocchiale dei Ss. Angeli Custodi guidata dal parroco Mons. Savino Giannotti e ha maturato il suo cammino di formazione al sacerdozio presso il seminario diocesano e il liceo-ginnasio “F. De Santis” di Trani, dove ha conseguito la maturità classica nel 1988, poi presso il Seminario regionale di Molfetta. Ricevuto il diaconato in data 26 dicembre 1993, è stato ordinato presbitero da Mons. Carmelo Cassati il 1 ottobre 1994, vigilia della festa degli Angeli Custodi. Curiosamente, 17 anni prima, nella stessa parrocchia, fu ordinato presbitero don Mimmo De Toma e 17 anni dopo don Natale Albino. Ha vissuto i primi anni di sacerdozio come vicario parrocchiale presso lo Spirito Santo e S. Giuseppe in Trani, come responsabile del servizio di Pastorale giovanile e dell'Ufficio per l'insegnamento della religione e come assistente ecclesiastico del gruppo Agesci Trani 1 (scout). Successivamente, per quattro anni, è stato educatore presso il Seminario Regionale di Molfetta, durante i quali ha svolto anche gli incarichi di rettore del Santuario di S. Maria di Colonna e S. Michele. Nel 2004 è stato nominato parroco di S. Giuseppe in Trani. Dal 2015 è parroco dei Ss. Angeli Custodi. Ha conseguito la Licenza in Sacra Teologia presso l'Istituto Teologico di Molfetta e dal 1997 al 2015 ha insegnato discipline teologiche presso l'Istituto superiore di scienze religiose “S. Nicola il pellegrino”. Ha anche conseguito un master in Pedagogia Religiosa presso l'Ateneo Salesiano di Roma. Nello scorso dicembre l’Arcivescovo mons. Leonardo D’Ascenzo gli ha affidato l’incarico diocesano di delegato episcopale per la pastorale.

«La figura del presbitero – risponde don Enzo alla domanda che fosse per lui il sacerdote -, come è tracciata nel magistero del Concilio, ha dei tratti essenziali che poi si concretizzano nella storia umana e spirituale del singolo. Posso dire di aver avuto la fortuna di ‘imparare’ a vivere da prete alla scuola del mio parroco don Savino Giannotti, del vice parroco don Tommaso Palmieri e dei tanti sacerdoti che hanno curato la mia formazione. Da ciascuno ho appreso un tratto caratteristico di vita spesa per il ministero nella fedeltà a Dio e agli uomini. In questi 25 anni di servizio ho continuato a scoprire la bellezza di essere parte di un “presbiterio”, un mosaico in cui ciascuno ha un ruolo
essenziale, ma inutile se non lo si legge nell’insieme. Nella metafora calcistica della squadra mi ha sempre colpito, più di tutti gli altri ruoli, la figura del ‘mediano’, uno che non occupa la scena con la tecnica sopraffina delle sue giocate, ma che si impegna a ‘cucire’ i reparti di difesa e di attacco. Uno, cioè, a cui non si dedicano i titoli dei giornali per le reti segnate, ma che si spende per il bene comune.

Non a caso, infatti, nel 1994 scelsi come programma di riferimento la frase della lettera ai Corinzi: “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune”. Mi piace rilanciare questo progetto per me e per le persone che vorranno condividere ancora insieme a me il cammino di vita e di fede. Considero infine provvidenziale l’invito di Paolo nella 2^ lettera a Timoteo, proclamata nella celebrazione di ringraziamento il prossimo 5 ottobre: “Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è affidato”. È l’auspicio che rivolgo a me stesso, al presbiterio e alla comunità ecclesiale tutta: i doni di Dio vanno costantemente custoditi nella fraternità e nell’amore reciproco».


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