Si terrà il prossimo 13 novembre la seconda udienza del processo sulla cosiddetta «giustizia svenduta» presso il Tribunale di Trani, in corso di svolgimento nel palazzo di giustizia di Lecce.
Alla sbarra, per l'esattezza nella gabbia dell'aula di udienza del capoluogo salentino, l'ex Gip, Michele Nardi, e l'ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro.
Nardi, insieme anche con l'ex pm e collega, Antonio Savasta, è accusato di avere garantito esiti processuali positivi, in diverse vicende giudiziarie, in cambio di ingenti somme di denaro e, in alcuni casi, gioielli e diamanti.
Nei loro confronti, e di Di Chiaro, la Procura di Lecce contesta, a vario titolo, associazione per delinquere, corruzione in atti giudiziari, falso ideologico e materiale.
Le accuse risalgono al periodo compreso tra il 2014 e il 2018. Al momento dell'arresto Savasta e Nardi erano in servizio al Tribunale di Roma.
La prima udienza è stata dedicata alla costituzione delle parti ed il difensore di Nardi, Domenico Mariano, ha chiesto l'esclusione della costituzione parte civile sia dei Ministeri dell'Interno e di Giustizia, sia dell'imprenditore coratino Flavio d'Introno, grande accusatore ma che il difensore di Nardi ritiene corruttore.
D'Introno, attualmente detenuto a Trani per altro procedimento, è ritenuto soggetto privo di legittimazione ad essere parte civile nel processo.
Sono a processo, inoltre, l'avvocatessa barese Simona Cuomo, Gianluigi Patruno e Sabino Zagaria, ex cognato di Savasta.
Quest'ultimo è a giudizio con rito abbreviato, insieme con un altro ex pm tranese, Luigi Scimè, l'imprenditore Luigi D'Agostino e gli avvocati Giacomo Ragno e Ruggiero Sfrecola.
