Ivo Scaringi nacque a Trani il 6 giugno 1937 e vi morì il 25 giugno 1998. A lui è intitolata, oltre la pinacoteca di Palazzo Beltrani, la sala al piano terreno di Palazzo Palmieri, sede del consiglio comunale, dove il pittore, un mese prima della morte, tenne una conferenza in occasione dell’apertura della mostra di Domenico Cantatore: fu quella la sua ultima apparizione in pubblico.
«La sua ricerca artistica - scrive di lui Domenico i Palo nel volume "La cultura del Novecento a Trani" (1996, Schena editore) -, in quanto unanimemente ritenuto uno dei maestri della pittura pugliese contemporanea, si è svolta in un arco di quarant'anni e ha le sue tappe più significative nelle tensioni morali e culturali degli anni '60, nei grandi problemi di linguaggio degli anni '70 e, infine, nella stagione delle nature morte, paesaggi murgiani, vegetazioni, ricognizioni sui monumenti che, partendo dagli anni '80, giungono fino ai nostri giorni».
Di Palo, nel suo libro, giudica le composizioni di Scaringi «ispirate da una poetica, per così dire, della memoria visiva. Ed è nel recupero di questa memoria che si determina lo scarto di una rappresentazione naturalistica dei contenuti figurati, ed è nella necessità di una sua sistemazione razionale, ovvero nel particolare ordine compositivo che essa comporta, che il linguaggio ritrova la sua condizione fondamentale».



