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Coronavirus, la testimonianza di un infermiere dell'ex ospedale di Trani: «In quarant'anni ne ho viste tante, ma questo male li supera tutti»

«Per la prima volta nella mia vita ho paura e non tanto per me, ma per i miei cari, i miei amici e per tutti». Inizia così il racconto di Raffaele Paradiso, ormai un decano degli infermieri professionali di Trani, dipendente della Asl Bt presso l’ex ospedale di Trani, oggi Presidio territoriale di assistenza San Nicola il Pellegrino. Raffaele ha paura nonostante in passato abbia lottato professionalmente contro Aids e Sars, influenza suina e meningiti virali, nonché tante altre infezioni ospedaliere ed extraospedaliere.

«Ma in questi giorni non riesco a nascondere la preoccupazione – confessa - di fronte all’emergenza coronavirus che ha colpito la mia città, la mia Italia e il mondo intero. Tutti ora stanno capendo che ciò che era stata propinata come “una semplice influenza” si sta rivelando un nemico che attacca chiunque, di qualsiasi età, razza e religione, questioni molto dibattute nei millenni e cause di guerre e contrapposizioni tra i popoli».

Un virus «livella», per dirla con Totò, che azzera le differenze e colpisce indiscriminatamente: «Dobbiamo comprendere che questo virus non perdona nessuno e tutti ne possono essere contagiati senza rendersene conto. In questi giorni ho cercato di dare un senso alla mia professione e a tutta questa inspiegabile situazione in cui, quotidianamente, sono costretto a vivere gran parte del tempo in ospedale, per dare il mio contributo professionale alla collettività. E confesso che non ho mai visto niente di simile in quarant’anni anni di ospedale. Ho visto morire bambini, uomini, donne e anziani affetti dalle più disparate malattie, ma vedere morire una persona che da un giorno all’altro si ritrova in una terapia intensiva (se è fortunato a trovare un posto-letto), o finisce direttamente al cimitero senza poter essere pianto dai suoi cari, vi confesso che è davvero indescrivibile, straziante e lacerante».

Paradiso non è impegnato direttamente nella cura del virus, ma si prende cura di pazienti già molto esposti dal punto di vista della salute, e che quel virus potrebbero facilmente contrarre: «Il Covid-19 è un maledetto nemico invisibile: si è presentato a tutti noi, alla nostra porta, senza bussare, senza preavviso e senza farci capire e sapere, come , quando e con che forza si sarebbe presentato».

Dall’osservazione della realtà alle riflessioni il passo breve: «Ormai da decenni ero stanco di vedere i nostri politici locali e nazionali attuare scellerati tagli alla sanità – rivela l’infermiere - e chiudere ospedali in tutto il Paese perché, a loro dire, erano troppi, inutili e costosi. Li ho visti sempre litigare per campanilismo, facendo scelte che allora erano insensate e che ora si sono rivelate catastrofiche. Ormai il danno è compiuto e, al danno, si aggiunge il fatto che la politica attuata in modo scriteriato non sanerà i bilanci, ma provocherà molte vittime anche tra i nostri cari».

Da qui l’appello: «La politica cambi il modo di vedere le cose e pensi solo al bene della collettività, che è la salute del cittadino, quindi la vita. In questi giorni tutti abbiamo (forse) capito che, stando chiusi nelle nostre case e lontano dai nostri cari, dai nostri amici e dai nostri affetti, il virus si può sconfiggere. Quando tutto finirà, auspico che tutto cambi davvero, perché siamo tutti uguali senza distinzione di razza e religione. E siamo tutti vulnerabili. Un nemico invisibile e di infinitesimali dimensioni – conclude Paraiso - può distruggere tutta l’umanità senza guardare in faccia a nessuno, in barba alle più sofisticate tecnologie e senza distinguere il buono dal cattivo».


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