Sono tante le storie di tranesi che si trovano attualmente al nord. Uno di questi è Nicolas Dieta, giovane ingegnere civile di Trani, che, dopo un master a Roma, a settembre si è trasferito a Colorno, una piccola città a 20km da Parma. Qui si occupa del controllo qualità in un’azienda che progetta e produce componentistica per ascensori. Come tanti altri, non avrebbe mai pensato che da lì a pochi mesi l’Emilia-Romagna prima e tutta l’Italia dopo sarebbero diventate un’unica grande “zona rossa”.
Nicolas, al contrario di altri che sono rientrati in Puglia, è rimasto a Colorno lontano da famiglia e amici che si trovano a Trani. Da solo, sta vivendo questa emergenza sanitaria seguendo le direttive del governo e le indicazioni dell’azienda per cui lavora: «Siamo aperti, ma a regime ridotto - ci dice -. Si sta incentivando, dove è possibile, lo smart working, oltre alla distribuzione di mascherine e dispositivi di protezione individuale ai lavoratori. Le riunioni e gli incontri avvengono sulle piattaforme digitali e anche per l’accesso alla mensa stiamo rispettando una turnazione. Sono relativamente tranquillo - spiega - perché per accedere nell’azienda si controllano i fornitori e le cooperative esterne che lavorano in azienda: questi devono compilare i moduli di autocertificazione. Cerco di prendere tutte le precauzioni possibili, ma un po’ di preoccupazione c’è sempre soprattutto perché mi trovo a oltre 700km da casa».
Nicolas è l’esempio dei tanti giovani del sud che hanno lasciato la loro terra per lavorare. E ora, in questa situazione di emergenza, il distacco è ancora più evidente: «Dopo il lavoro torno a casa e rispetto la quarantena. Ovviamente in questi momenti la lontananza si fa sentire ed è grazie alle nuove tecnologie che riesco ad avvicinarmi, almeno virtualmente, ai miei cari e ai miei amici».
Marika Scoccimarro
