Dalla rivolta alla solidarietà, dalla salita sul tetto alla devoluzione di piccole ma significative somme dai loro conti correnti. L'emergenza sanitaria in carcere cambia completamente volto, mostrando finalmente la faccia più bella della medaglia dei detenuti.
All'inizio della crisi, soprattutto a causa delle restrizioni dei colloqui con i familiari, in tutta Italia erano scoppiate rivolte nelle carceri culminate con le clamorose evasioni da quello di Foggia. Trani non ne era stata esente e, nel giro di ventiquattro ore, aveva fatto registrare prima tafferugli nelle celle, poi la salita sul tetto per protesta da parte di gruppi di reclusi. Fortunatamente non ne sarebbero scaturiti feriti, né danni ingenti, né particolari conseguenze.
Così, dopo che le intemperanze sono rientrate, è tornato a crearsi un clima di reciproca, buona convivenza tra detenuti e polizia penitenziaria. E si è magari compreso che proprio il carcere, in quanto luogo isolato, rappresenta il migliore antidoto rispetto al virus in circolazione anche in città.
Ciononostante, anche e soprattutto alla luce delle notizie che arrivano da tutte le parti, i detenuti si sono fatti essi stessi parte diligente e hanno devoluto dei loro conti correnti degli importi da devolvere alla Protezione civile impegnata nell'attuale emergenza covid-19: ad oggi, da un totale di 315 detenuti, è venuta fuori una somma di 730 euro, tutt'altro che trascurabile tenendo conto del fatto che si tratta di persone in prevalente stato di disagio economico.
A tale raccolta fondi si aggiungerà pure quella in corso da parte degli agenti della Polizia penitenziaria: pure loro stanno operando una colletta, con il cui ricavato dare manforte alla Protezione civile.
In altre parole nel carcere di Trani, anche se con ruoli diametralmente opposti, tutti remano dalla stessa parte, che è quella della solidarietà.
