Barbara Ricci, 31 anni, dipendente di una pubblica amministrazione a Parma, è una delle tante ragazze tranesi che ha scelto di non rientrare nel suo comune, ma di continuare a vivere nella città che l’ha accolta. Trascorre i suoi giorni in un monolocale, lontana da amici e genitori; dal 15 marzo lavora in modalità smart e ammette che spesso è sopraffatta dalla paura ma non demorde.
Come stai vivendo questo isolamento?
A Parma vivo in un monolocale. Sicuramente non uscendo ho meno rischi. Ma sono umana: nei momenti di solitudine e di paura ammetto che prenderei la valigia e tornerei a casa, ma non lo faccio e non lo farò mai. Perché scappare? E soprattutto, scappare per andare dove? Cerco di vivere questo isolamento in maniera quanto più leggera possibile. Cerco di uscire solo per lo stretto necessario, anche perché l’ultima volta che sono andata al supermercato ho aspettato 1 ora e mezza.
In quasi tutta Italia all’inizio l’emergenza non è stata presa seriamente. Questo è anche il caso di Parma?
Sì. A Parma, come un po’ dappertutto, la situazione all’inizio è stata presa un po’ sottogamba. Io stessa pensavo si trattasse solo di un’influenza più forte. La situazione ora è presa seriamente, anche perché ad oggi la provincia di Parma è la seconda più colpita dell’Emilia. Adesso quasi tutti rispettano le norme.
Ci racconti cosa è successo il 7 marzo, la data in cui fu anticipata la chiusura anche della provincia di Parma?
Il sabato, giorno in cui si diffuse la bozza del decreto, ero con i miei amici in un locale a Parma. Davanti ai miei occhi si mostrò una scena che non scorderò mai: una fiumana di gente con le valigie che si dirigeva correndo verso la stazione. Ragazzi e famiglie che cercavano così di “salvarsi”.
Parma, capitale della cultura 2020, si è trovata così dall’oggi al domani completamente vuota. Che sensazioni hai a proposito?
Intorno a me sento un vuoto tombale, le sirene di polizia e ambulanze sono un pugno nello stomaco. Purtroppo, abitando di fronte alla Questura, questi rumori angoscianti accompagnano le mie giornate.
A livello economico pensi che lo Stato avrebbe potuto fare di più per aiutare imprese e famiglie?
Dal punto di vista sociale ed economico non penso si potesse fare diversamente. Siamo in una situazione delicata, la più grave dal secondo dopoguerra. Ovviamente mi auguro che lo Stato stanzi altre somme per aiutare famiglie e imprese.
Dal nord hai sicuramente uno sguardo più distaccato rispetto a chi vive nella nostra città. Come pensi stia operando l’amministrazione Bottaro? Vorresti fare un appello ai tranesi?
Su certi aspetti il sindaco è molto più tempestivo rispetto alle scelte prese da Bonaccini, presidente della regione Emilia-Romagna, e a Pizzarotti, sindaco di Parma: su alcuni provvedimenti Trani ha anticipato le scelte che si sono prese qui. Rivolgo un appello ai tranesi: rendetevi conto, per chi non l’ha ancora fatto, che la situazione è davvero grave e solo con l’impegno di tutti e la pazienza potremo uscirne.
Marika Scoccimarro
