È stato pubblicato il quinto libro del poeta tranese Giuseppe Laurora: "L'ottavo mare" di PavEdizioni.
In quarta di copertina si legge: "A te, mio gentile lettore, vorrei fare una premessa prima di addentrarti in questo libro. Non sono un filosofo né un letterato, quindi non troverai queste cose, soltanto un po’ di passione e sentimento acquisiti attraverso l’osservazione del più grande di tutti i maestri, la Vita. Sono un marinaio da diporto non per mia scelta ma del destino. Nato nel mese di mezzo nell’anno '78, giorno dodici di un giovedì mattina. Il mare era calmo e nell’aria si celava una misteriosa strofa che ancora cerco di trascrivere. Sarò felicissimo se l’Ottavo Mare… darà a te tanto piacere nella lettura quanto a me ha dato nella scrittura".
La prefazione del libro di poesie è stata affidata al critico Vito Santoro che scrive a riguardo: "Quel mare continuamente evocato, posseduto, padroneggiato e sentito intimo, tanto da pervadere e invadere l’anima. Quel mare che per Lauroraè il posto da cui e per cui comincia tutto. È il luogo dell’incontro, della vita, della partenza e del ritorno. Ma è anche un conforto, una straordinaria forza che ti sorprende con un soffio del proprio essere. [...] Perché in fondo la poesia di Laurora è sempre alla ricerca di quella zona celata ed ambita che sappiamo esistere in qualche luogo e in qualche forma, perché fa parte indiscutibilmente delle nostre esistenze, e da cui però ci sentiamo irrimediabilmente separati. La parola ha dunque il compito di svelare quanto si nasconde nell’“ottavo mare”, di mettere in evidenza le parti che mancano, di dare concretezza a ciò che è impalpabile. Trascinato dalla vita senza preavviso e scivolato nel mondo come un ospite indesiderato, al poeta non resta che rivolgere al mare una preghiera, tutta impregnata di una religiosità laica e mondana".
