L'allargamento della strettoia di via Pozzopiano interverrà su un ex opificio, a seguito di una variante urbanistica preordinata all'esproprio approvata dal consiglio comunale il 26 novembre 2019.
Questi gli interventi previsti: demolizione del muro di confine della proprietà privata oggetto della espropriazione; demolizione della porzione di immobili anch’essi interessati dalla procedura ablativa; sistemazione dell’area acquisita a sede stradale con marciapiede e tutti i raccordi con la viabilità esistente.
Il progetto definitivo porta la firma del geometra Giuseppe Curci, di Trani, al quale erano stati inizialmente affidati - all'esito di una procedura ad evidenza pubblica - i servizi tecnici per i rilievi ed il completamento della procedura espropriativa.
Successivamente, in continuità con quell'incarico, è arrivato l'affidamento della redazione della progettazione definitiva ed esecutiva dell'opera, ed è stata proprio questa che ha determinato l'incremento del quadro economico.
Infatti, per eseguire l'allargamento stradale è necessario espandere l'area interessata da corpi di fabbrica che, inizialmente, pareva necessitassero di demolizione parziale.
Tuttavia, all'esito dell'analisi operata su quei manufatti, «si può affermare - si legge nella relazione del professionista - che i fabbricati in esame si trovano in una condizione di assoluto degrado strutturale, con la perdita quasi totale della capacità portante dei suoi elementi. Tutto questo rende praticamente impossibile un intervento di taglio strutturale, come da esproprio parziale, al fine di raggiungere i valori dei coefficienti di sicurezza imposti dalla normativa vigente in materia».
Vi sarebbe stato, inoltre, il rischio di un crollo di quei manufatti, qualora parzialmente demoliti, in caso di evento sismico: «Tali fabbricati, con tali carenze statiche - fa notare il geometra Curci -, non possiedono alcuna risorsa di tenuta nei confronti di eventuali sismi, come prevede la normativa vigente. E comunque anche volendo, ammesso che abbia senso In tal caso, non è possibile eseguire un'analisi di vulnerabilità sismica corretta di tali edifici, e ciò comporterebbe una modellazione strutturale tipo push-over di tutti gli elementi collegati fra loro, praticamente impossibile da eseguire».
Da qui la conclusione del professionista: «Ritengo che l'unico modo per intervenire, sia dal punto di vista statico, sia sismico, sia la demolizione totale da eseguirsi in sicurezza, nonché anche di natura economica. Una situazione di puntellamento e messa in sicurezza, con apposito taglio strutturale, non darebbe la certezza che la parte rimanente possa essere, di suo, autoportante».
