A Trani c'è ottimismo ovvero, nel peggiore dei casi, voglia di mettersi alle spalle 70 giorni di sofferenza, se non d'inferno. Così le attività sono ripartite quasi tutte, e quelle che mancano all'appello sono pronte a farlo a breve perché hanno bisogno di più tempo per riorganizzarsi e non vogliono bruciare le tappe rischiando di bruciarsi. La bandiera bianca pare non l'abbia sventolata nessuno e questo è il dato più confortante.
In questi primi due giorni di piena fase 2 i maggiori problemi si sono avvertiti nel settore della ristorazione. Tanto che il sindaco, Amedeo Bottaro, non ha esitato a dichiarare che «ho visto tavoli troppo vicini ed avventori poco o per nulla distanziati. Il problema, evidentemente, è attribuibile sia ai gestori dei locali, sia alla clientela».
Forse è proprio per questo che c'è anche chi a scelto di continuare a restare chiuso fino a quando non si sentirà sicuro di riaprire. Si tratta di locali che, nella loro storia, hanno attratto sempre centinaia di persone in luoghi neanche così estesi e adesso, ovviamente, non possono più farlo: ritardare l'apertura per consentire lo svolgimento delle attività in piena sicurezza sia per i dipendenti, sia per gli avventori, diventa allora cosa buona e giusta.
Tanto è vero che ieri sera i gestori di varie attività hanno avuto un incontro con il sindaco per un'ulteriore condivisione di linee comuni per operare in piena sicurezza.
