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Tutto riparte, ma la cultura è ferma. La proposta di Giuseppe Francavilla: «Trasformiamo i luoghi aperti in teatri»

Dopo mesi di lockdown a causa del Coronavirus, l’Italia sta allentando la morsa sulle restrizioni. Sebbene diverse attività stiano ricominciando a scaldare i motori per la ripartenza, il mondo degli spettacoli è ancora fermo. E anche alla ripresa, saranno molteplici le limitazioni da tenere in considerazione.

«Non è stato facile restare inattivi per coloro che, come noi artisti tranesi, da anni hanno dato a questa città diversi contributi sul piano artistico e culturale. E le prospettive dopo l’emergenza sanitaria non sono affatto rosee». A dirlo è Giuseppe Francavilla, attore e presidente dell’associazione Il carro dei Guitti, che insieme al padre Mario, attivo nel teatro dalla fine degli anni Settanta ad oggi, ha dovuto annullare prove e spettacoli. 

«Se il Governo dovesse dare il via libera alla ripresa delle attività teatrali, bisognerà rinunciare a un quarto del pubblico - ci dice - in quanto sarebbe ammesso solo il 25% degli spettatori e questo è inaccettabile. Noi attori teatrali viviamo di pubblico e per il pubblico, ricevere il feedback delle emozioni che la gente prova e il suo applauso a fine spettacolo è pane per noi».

Per tale situazione Francavilla crede che «in questo particolare momento epocale della nostra esistenza s senta ancora di più l’esigenza di normalizzare la propria vita e, perché no, riprovare a sorridere nonostante tutto e ritrovare la propria identità di essere umano capace di emozionarsi ancora».

Da qui la proposta al comune di Trani e, nello specifico, al sindaco Amedeo Bottaro: «Trani non ha teatri al chiuso (a parte il cinema Impero) ma ha diversi spazi più ampi all’aperto come il centro Jobel, piazza Quercia, piazza Duomo e così via. Pertanto si potrebbe utilizzare qualcuno di questi luoghi per la stagione estiva con le dovute misure di sicurezza: se deve restare valida la restrizione del 25% di pubblico ammesso, con uno spazio più ampio si può pensare di fare accedere agli spettacoli un numero più congruo di gente. Si
invitano - continuano Giuseppe Francavilla - le associazioni teatrali tranesi a produrre i propri spettacoli pagando le spese di allestimento, senza dover necessariamente ingaggiare artisti provenienti da fuori regione. In questo modo si restituirebbe dignità culturale e un piccolo aiuto economico alle compagnie teatrali del luogo che sono rimaste inattive per una buona porzione della stagione teatrale e hanno dovutopagare comunque i costi delle proprie sedi o delle sale prove. Non per ultimo - conclude Giuseppe Francavilla - si darebbe la possibilità ai tranesi di tornare a sorridere e a emozionarsi cercando di dimenticare la tristezza, l’amarezza e le paure provate durante la quarantena da Covid 19. Nello stesso tempo si contribuisce a dissipare lo spettro della depressione che è sempre dietro la angolo e non fa sconti a nessuno. Questa proposta, carica di speranza e positività, darebbe nuova linfa ad una città come Trani
candidata ad essere città della cultura oltre confini».


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