«Alla fine si è scoperto che il "Sistema Trani", un sistema corrotto di potere che a Trani e non solo ha fatto il bello e cattivo tempo, esisteva davvero. Era solo sbagliata la location: non il Palazzo di città, ma il Palazzo di giustizia».
Così Luciano Capone, chiudendo un articolo uscito sul Foglio di sabato scorso, 4 luglio, che ha fatto il giro delle chat e dei social dopo la foto della pagina da parte del primo utente, che l'ha girata ad altri utenti facendo sì che in poco tempo diventasse virale.
Il Foglio, che non da oggi ha nel mirino la Procura di Trani per le inchieste considerate temerarie, oggi rincara la dose poiché alcuni dei magistrati di quelli uffici giudiziari sono sotto inchiesta o persino finiti in carcere esattamente come le persone che essi stessi, con le loro indagini, avevano mandato.
Il riferimento, in particolare, è all'inchiesta Sistema Trani, che il 20 dicembre 2014 determinò di fatto la fine dell'amministrazione del sindaco Luigi Riserbato a causa del suo arresto e di quello di altri amministratori e funzionari di Palazzo di città.
Titolare di quell'inchiesta, il pubblico ministero Michele Ruggiero, che adesso il Foglio punta dritto dopo l'avviso di conclusione delle indagini per presunte violenze nell'interrogatorio di due testi del secondo filone della stessa inchiesta. E Ruggero è stato già condannato in primo grado, insieme con il collega Alessandro Donato Pesce, per un'analoga fattispecie.
E la procura di Lecce, che lo sta tuttora indagando, è stata anche l'artefice della grande inchiesta che ha consentito di scoprire i presunti Intrecci affaristici di Michele Nardi, Antonio Savasta, Luigi Scimè ed altri fra funzionari ed avvocati: gli imputati sono tutt'ora a processo o attendono l'esito del rito abbreviato.
Senza dimenticare l'arresto dell'ex procuratore, Carlo Capristo, che avallò quell'inchiesta, per presunte pressioni su un Pm di Trani affinché indirizzasse un'inchiesta.
Nel frattempo, a carico di Riserbato sarebbe subito caduta l'accusa dell'associazione per delinquere, insieme con altre, mentre già all'esito del rito abbreviato vi sono state assoluzioni e circostanze che inducono il Foglio a ritenere che, a breve, la montagna partorirà il classico topolino.
Tanto più che, proprio nel corso del processo, a sorpresa il pubblico ministero che ha ereditato il fascicolo, Marcello Catalano, ha messo a disposizione delle parti file audio contenenti gli interrogatori, così da valutare l'aderenza di quelli con quanto trascritto: una mossa che per molti osservatori è sembrata una presa di distanze dal suo predecessore, e che in ogni caso, da quel momento, ha particolarmente agguerrito le difese degli imputati.
Complessivamente un quadro allo stato poco favorevole proprio per quella Procura che aveva affibbiato l'etichetta di «Sistema Trani», secondo il Foglio alle parti sbagliate.

