Nonostante in Italia i numeri dei contagi da Coronavirus nelle ultime settimane siano confortanti, in altre parti del mondo non è così. Un caso su tutti è l’Australia, Paese che sta vivendo una situazione molto delicata. A spiegarci questi mesi di piena emergenza sanitaria è una ragazza tranese, Alessandra Paduos, di 34 anni, laureata in lingue e turismo all’Università di Pavia che da sette anni vive a Melbourne.
«A marzo abbiamo vissuto il Coronavirus tramite le storie che leggevamo dall’Italia e attraverso la vostra sofferenza. Quel periodo è stato per noi difficile perché in Italia i contagi aumentavano giorno dopo giorno, invece da noi il virus non si era ancora diffuso. Lentamente lo Stato australiano ha compreso che bisognava chiudere i confini e così è stato. Infatti, da lì a poco i casi sono cresciuti soprattutto a causa delle persone provenienti dall’Europa. Così ad inizio aprile è iniziato il nostro lockdown: potevamo uscire per attività fisica, per vedere il proprio partner e andare al supermercato. Sicuramente, rispetto all’Italia, questo primo lockdown è stato meno stringente. Ad esempio, non c’era neanche l’obbligo di indossare le mascherine».
Con il passare dei giorni, in Australia i contagi sono diminuiti sempre di più, così da cinque visitatori in casa si è passati a dieci, i ristoranti e i confini hanno riaperto. Insomma, ad inizio giugno in Australia la vita è ritornata alla normalità. La situazione, però, è cambiata repentinamente a fine giugno: «I casi a Melbourne - continua Alessandra - sono saliti: cento, duecento, poi trecento. Così, solo in questa città, siamo entrati di nuovo in lockdown forzato: i confini del nostro Stato sono stati chiusi e ora c’è l’obbligo di indossare la mascherina ovunque. Insomma, stiamo facendo il percorso inverso a quello italiano».
Infatti, se nel nostro Paese c’è stato un graduale aumento dei casi, al cui picco della curva epidemiologica ha fatto seguito una discesa, in Australia il peggio si sta vivendo proprio in queste ore: «Il problema che riscontro - ci spiega la giovane tranese - è che si tratta di un secondo lockdown, più severo e che forse lo diventerà ancora di più nelle prossime settimane. Qui siamo stremati: vedo amici soffrire sempre più di ansia, soprattutto perchè ai nostri occhi tutto il mondo sta andando avanti e noi, invece, siamo ancora bloccati. Mentre in Italia in molti si comportano come se nulla fosse accaduto nei mesi precedenti, noi qui non possiamo andare a Sydney o in Nuova Zelanda perché per lasciare l’Australia bisogna inviare una richiesta scritta al governo con una motivazione urgente e valida».


