Il centro storico della città di Trani si sta per riappropriare di una strada dimenticata. Sono in corso, a cura e spese della Aedilia costruzioni di Carmine Ferrante, i lavori di riapertura della strada un tempo denominata via Carlo D’Angiò.
Luogo di degrado, sigillato con cemento e mattoni, collega il Castello Svevo con via Beltrani attraverso piazza re Manfredi. Anni or sono ne fu impedito l’accesso dal lato di via Beltrani - come spiega la guida turistica Andrea Moselli - da una illegittima ed abusiva muratura.
I lavori prevedono la rimozione delle due pareti in tufo, la rimozione di due piccole rampe in conglomerato cementizio, il rifacimento del fondo stradale in basole in pietra e la predisposizione di 3 punti luce per la successiva illuminazione.
Quel tratto (pedonale) ricongiungerà due zone strategiche del centro storico. La Città di Trani, grazie al contributo del privato, può completare un intervento di pubblica utilità ma anche di una grande suggestione, quella di far rivivere un passaggio storico, descritto nei secoli quale crocevia di mercanti, nobili e religiosi. Trani è finalmente pronta a riappropriarsene.
«Abbiamo avviato un intervento al quale tenevo particolarmente - dice Bottaro - e per il quale mi sono impegnato in prima persona nel corso degli ultimi anni per giungere al risultato sperato. Stiamo per restituire al nostro centro storico ed alla città tutta una strada scomparsa, un’arteria murata che collega via Beltrani a piazza Re Manfredi. I lavori in corso, a costo zero per l’Ente, sono a cura della Aedilia costruzioni di Carmine Ferrante che ha dimostrato con i fatti di avere a cuore la città e la riapertura dell'arco D’Angiò, luogo di degrado, sigillato fino a ieri con cemento e mattoni. Quel tratto adesso ricongiungerà due zone strategiche del centro storico: si tratta di un intervento di pubblica utilità ma anche di una grande suggestione, quella di far rivivere un passaggio storico, descritto nei secoli quale crocevia di mercanti, nobili e religiosi. Trani è finalmente pronta a riappropriarsene».



