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Trani fra le pieghe del bilancio: ecco come si vogliono recuperare 8 milioni e mezzo da Amet e costruttori

Otto milioni e mezzo di euro: averli o non averli non è esattamente la stessa cosa. E e quando entreranno nelle casse del Comune di Trani, molti affanni nella costruzione del suo bilancio potranno appartenere al passato. Oggi per lo meno, e finalmente, sono stati cristallizzati in un documento formale del quale, adesso, il consiglio comunale dovrà assolutamente tenere conto.

Il capitolo è il settimo ed è contenuto nella nota integrativa allegata al bilancio di previsione, il cui schema è stato approvato dalla giunta nei giorni scorsi. Andare a scorgere queste voci significa semplicemente avere del tempo da dedicare alla lettura dei numeri per conoscere cosa ci sia dietro dei semplici prospetti.

Ebbene, proprio al settimo capitolo della nota integrativa si scopre che Comune di Trani è creditore, presso altri soggetti, di complessivi 8.500.0000 euro, una somma imponente e che diventa ancora più clamorosa nella sua consistenza considerando che, almeno un quarto di tale credito, è vantato presso la sua azienda speciale interamente controllata e partecipata, Amet Spa.

«Tra i crediti - si legge testualmente nella relazione del dirigente dell'Area finanziaria, Michelangelo Nigro, condivisa e approvata dall'esecutivo - vanno anche annoverate le poste afferenti i crediti in natura nei confronti di Amet, come risultano dalle palificazioni 2018 e 2019».

Specificatamente il Comune vanta un credito di 212.000 euro per il servizio trasporti e 2.172.000 per altri servizi, sui quali nel 2013 il consiglio comunale si era espresso formalmente prevedendo che fossero pagati in natura.

In questo caso, invece, la giunta comunale ha chiesto ed ottenuto dal consiglio, nella seduta del 4 agosto in cui si è approvato il bilancio, «di prevedere - si legge nel provvedimento - che i crediti vantati siano riclassificati come crediti in moneta e non più in natura».

Tradotto in soldoni, giusto per restare in tema, Amet avrebbe ceduto in natura al Comune di Trani una sua proprietà immobiliare, vale a dire il palazzo di via Montegrappa che oggi è sede di un'articolazione del Tribunale. Oggi, invece, per formalizzare il credito vantato, il Comune chiede espressamente che lo stesso sia previsto nella somma specificatamente indicata, così che ve ne sia traccia contabile, e quindi in moneta.

Il resto dei crediti è tutto con costruttori. In particolare, un altro significativo quarto della somma complessiva, vale a dire 2.193.000 euro, è quello che il Comune attende dall'impresa Giuseppe Veronico, a seguito di sentenza della Corte di Cassazione nel 2018 che ha condannato l'impresa a rifondere quella somma all'esito di un vecchio contenzioso legato alla ristrutturazione di Palazzo Torres.

E poi gli altri non meno consistenti crediti per quanto riguarda le imprese convenzionate nel programma edificatorio del contratto di quartiere Sant'Angelo: tutte hanno costruito non versando, o versando parzialmente, i relativi oneri di urbanizzazione. Il quadro è molto preciso: atto di precetto per poco più di 2 milioni dall'impresa Costruzioni edili Sas, di Giambattista Scaringi; atto di precetto per 1.200.000 euro nei confronti delle società Manna e Comercoop, debitori in solido; ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti della curatela fallimentare della ditta Graziano Srl, per 220.000 euro, credito assistito da ipoteca volontaria; credito da azionare nei confronti della ditta Gramc per 405.000 euro, anche in questo caso assistito da ipoteca volontaria.

Infine nei confronti dell'impresa Scaringi, il comune vanta anche un credito di 103.000 euro a scomputo di un immobile che la società avrebbe dovuto cedere all'ente a seguito della costruzione di un fabbricato, e che invece non è mai entrato nella disponibilità di Palazzo di Città.


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