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Carcere di Trani, troppe restrizioni e pericoli: è partito lo sciopero della fame dei detenuti

Dalla protesta, alla solidarietà, alla nuova protesta. Questa volta, però, nessuna intemperanza, né ascese sul tetto, quanto piuttosto rifiuto del vitto da parte di tutti.

Ieri, lunedì 6 aprile, è cominciato lo sciopero della fame dei 315 detenuti del carcere maschile di Trani: motivo, l'impossibilità di avere colloqui con i parenti a causa delle norme emanate dal decreto del presidente del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, il taglio dei permessi e, non ultimo, il sovraffollamento con anche più di sette detenuti insieme in cella, in condizioni di igiene definite gravissime e senza mascherine e prodotti disinfettanti.

Le motivazioni sono apparse sul profilo social del figlio di un detenuto e, da fonti vicine alla Polizia penitenziaria, si è avuta la conferma che il rifiuto del vitto è iniziato e procederà regolarmente.

Ad oggi la protesta è limitata soltanto allo sciopero della fame, mentre non ci sono scuotimenti di oggetti sulle sbarre, né altri episodi di natura diversa.

E così, a distanza di un mese dall'inizio dell'emergenza sanitaria, il carcere di Trani torna nuovamente al centro dell'attenzione dopo che, all'inizio di marzo, si era scatenata anche lì la rivolta per gli stessi motivi.

In particolar,e fra domenica 8 e lunedì 9 marzo, i detenuti fecero vibrare la protesta distruggendo oggetti e, alcuni di loro, salendo sul tetto nell'attesa di ottenere un minimo di ascolto rispetto ai loro problemi.

A Trani da protesta rientrò senza le gravissime conseguenze di altre carceri come Foggia, ma si aveva la sensazione che la polvere sarebbe stata semplicemente riposta sotto il tappeto.

Peraltro, nei giorni scorsi gli stessi detenuti si erano anche creati un credito non di poco conto, mettendo mano ai loro risparmi e raccogliendo 731 euro da donare in favore della Protezione civile: un gesto che tutti hanno molto apprezzato, ma che  evidentemente adesso si vuole fare pesare in eventuali trattative.

Di certo non sarà facile trovare a Trani soluzioni diverse da quelle che sono scritte nelle regole disposte a livello nazionale, ma la casa di reclusione maschile di Trani almeno ha mostrato, durante questa emergenza sanitaria, di avere due parti quanto meno disposte l'una ad ascoltare l'altra e non certo allo scontro: per il momento la polizia penitenziaria si limita a controllare la situazione e la direzione carceraria a non intervenire nell'attesa di eventuali sviluppi.


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