A Maria di Màgdala ed a “l’altra Maria” (secondo Matteo), smarrite per l’avere trovato vuoto il Santo Sepolcro, due Angeli, o, uno solo, secondo gli Evangelisti Matteo e Marco, rivolgono le seguenti parole: “Perché cercate tra i morti, Colui che è vivo?” (Luca, 24,5).
La circostanza della Tomba vuota (tema magistralmente analizzato e sviluppato da Papa Benedetto XV in tempi non lontani, come nella memorabile Udienza Generale dell’undici aprile 2007) esalta nel suo profondo valore simbolico l’autentico significato dell’episodio evangelico e ci fa comprendere che, con la S. Pasqua, la nostra “oscurità” nello spendere male la vita, e l’abulia “sepolcrale” del dubbio e della mancanza di fede, vengono superate e confortate irresistibilmente dalla novella legge dell’Amore.
La Pasqua è, sostanzialmente, il passaggio dalle tenebre del male alla consolante speranza nel Cristo “Triumphans”, che resta con noi in ogni attimo della nostra nuova vita e ci dà appuntamento nella “Galilea” del Cielo.
Le nostre case, in ispecie in questo periodo, durante il quale è opportuno non uscire per evitare il pericolo del contagio epidemico, diventino un luogo privilegiato, nel cui contesto, con la presenza del Risorto, che mai ci abbandona, possiamo finalmente “rinnovare” la nostra esistenza, attingendo, anche nel doveroso e luminoso ricordo dei nostri Cari, che già vivono nella celeste “Galilea”, alla sorgente ineffabile e meravigliosa della vera gioia e dell’Amore.
Perché non provarci nel nostro piccolo tempietto domestico, magari per tutti giorni dell’anno?
***
Sub lucem resurrexit
Dall’oscuro e solingo Sepolcro Ei risorge,
allo smarrito gregge pane di Grazia porge;
nuove le speranze e frutti in abbondanza
con il Suo Sangue offerto ha in Alleanza.
La Tomba è vuota! E rapido un mormorio,
dal venticello di Zefiro effuso blando e pio,
per i pianori si spande e percorre ogni valle,
spirando nelle lande remote e in ogni calle,
in impervie contrade di rari e grezzi casali,
tra boschi odorosi ed ascose magioni rurali,
ove miti ulivi e palme sacre con devozione
vegliato hanno in attesa della Resurrezione.
Tetra fu la notte che il cuore grava e serra,
ma non delusa la silente attesa sulla Terra,
poiché gli Angeli or nunziano Sua vittoria,
mentre la speme s’avvera in celeste gloria.
Bando al perfido odio ed al turpe rancore,
sul male trionfa novella legge dell’Amore:
al “suo” Cielo miri, esultante a tutte le ore,
il povero, presso la tua mensa, o Signore!
Filippo Ungaro
S. Pasqua di Resurrezione-(d.XII m.apr.a.D.MMXX)
(Alla memoria luminosa di Romy)
Dall’oscuro e solingo Sepolcro Ei risorge,
allo smarrito gregge pane di Grazia porge;
nuove le speranze e frutti in abbondanza
con il Suo Sangue offerto ha in Alleanza.
La Tomba è vuota! E rapido un mormorio,
dal venticello di Zefiro effuso blando e pio,
per i pianori si spande e percorre ogni valle,
spirando nelle lande remote e in ogni calle,
in impervie contrade di rari e grezzi casali,
tra boschi odorosi ed ascose magioni rurali,
ove miti ulivi e palme sacre con devozione
vegliato hanno in attesa della Resurrezione.
Tetra fu la notte che il cuore grava e serra,
ma non delusa la silente attesa sulla Terra,
poiché gli Angeli or nunziano Sua vittoria,
mentre la speme s’avvera in celeste gloria.
Bando al perfido odio ed al turpe rancore,
sul male trionfa novella legge dell’Amore:
al “suo” Cielo miri, esultante a tutte le ore,
il povero, presso la tua mensa, o Signore!
Filippo Ungaro
S. Pasqua di Resurrezione-(d.XII m.apr.a.D.MMXX)
(Alla memoria luminosa di Romy)
