Celebrare il 25 aprile - dopo 75 anni - significa in primo luogo fare coerente e degna memoria storica del sacrificio di tanti giovani, donne e uomini che hanno fatto la Resistenza e, a prezzo della propria vita o subendo tormenti, sofferenze e sacrifici, hanno consentito la liberazione dell’Italia dall’oppressione nazifascista.
Ma ricordare il 25 aprile significa soprattutto dare senso e valore alla parola democrazia, significa custodire le libertà nate con la Costituzione, possibile soltanto attraverso il costante e fedele richiamo dei principi e dei valori imperituri e fecondi in essa contenuti.
Significa pure salvaguardare i diritti e gli interessi generali dell’intera comunità nazionale, proteggere la libertà di ciascuno, riconoscere e respingere ogni forma di fanatismo ideologico, politico o culturale fonte di chiusura, di divisione, di abusi, di corruzione e di privilegi.
Significa vivificare e far crescere la Repubblica, dando risposte pertinenti e concrete alle istanze di tutti, a partire dagli ultimi, per una effettiva giustizia sociale; significa mantenere alto il livello della politica, intesa come servizio, e far sì che essa, mantenendo ferma la dimensione di uguaglianza sostanziale, ponga sempre la persona al centro delle sue decisioni.
E non ultimo, soprattutto in questi tempi ottenebrati da tentativi di reflusso neofascista, celebrare il 25 aprile significa dare alla democrazia un senso più compiuto e stimolare la partecipazione alla vita politica per realizzare senza retorica il bene comune.
Ecco che ignorare ciò che sta accadendo in questi giorni significa divenire complici del massimo oltraggio ai valori fondanti del Paese e della nostra Costituzione ispirati proprio dalla Resistenza. La chiamata per il 25 aprile alla ribellione al lockdown e alla cancellazione di “Bella ciao” è una grave provocazione alla quale va risposto in modo composto, senza violenza, ma fermamente attraverso la
memoria delle nefandezze del ventennio e quelle dopo l’8 settembre 1943. Quel giorno l’Italia, già nel baratro sprofondò, lo Stato si dissolse il re fuggì codardamente con la sua corte e gli alti ufficiali si rifiutarono di dare ordini ai militari. Gli Alleati non avevano ancora liberato il Paese e l’unica legge che rimase in vigore era quella della violenza dei tedeschi e quella fratricida dei fascisti. In contrapposizione alla figura del re fuggiasco mi piace qui onorare la memoria di Salvador Allende, presidente del Cile, che 30 anni
dopo nella residenza presidenziale, Palacio de la Moneda a Santiago del Cile, morì sotto i bombardamenti dei golpisti.
L’8 settembre 1943 iniziò la RESISTENZA fatta da donne e uomini che il coraggio se lo fecero venire perché in assenza dello Stato e della sovranità si fecero carico della responsabilità di contrastare l’arbitrio e la violenza dei nazifascisti. Il loro sacrificio e il loro coraggio vanno onorati, oggi e per sempre, in difesa delle Istituzioni democratiche e dei valori della Repubblica nata dalla Resistenza e per contrastare i tentativi di neofascisti e sovranisti tesi a minarne la credibilità e a cancellarne i simboli.
La Costituzione italiana, figlia della Resistenza, generò il nuovo ordinamento Costituzionale sull’esperienza delle brigate partigiane nel Paese diviso, disastrato ed economicamente impoverito. La RESISTENZA dischiuse le porte della libertà e del futuro dei nostri genitori, nostri e dei nostri figli, è un valore che non dobbiamo permettere a nessuno di usurpare e oltraggiare. Propongo che il 25 aprile sia esposto il tricolore sui balconi e che alle 12,00 si canti e si suoni BELLA CIAO.
Antonio Carrabba e Nicola Ulisse
