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Per un «errore di battitura» deve restituire cinque degli otto buoni ricevuti. La testimonianza di una tranese: «Mio marito è senza lavoro e abbiamo un affitto da pagare»

Dopo aver accolto ieri la testimonianza di una signora tranese che lamentava le sue difficoltà economiche, pubblichiamo una lettera giunta alla nostra redazione di un’altra cittadina.

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Mi erano stati assegnati otto buoni spesa dal comune di Trani, ma dopo due settimane ho ricevuto una telefonata dove mi comunicavano che si sarebbero ripresi cinque di quelli assegnati per un errore di battitura. Quando sono venuti a ritirare i buoni, mi hanno accennato che dovevo scrivere della mia rinuncia ai buoni. Mi sono rifiutata e ho scritto che i buoni sono stati restituiti. Cosa ben diversa. Che dire? Potevo comunicare che li avessi consumati come ha fatto tanta altra gente, invece no, li ho restituiti. Ho mandato un messaggio al sindaco dove confermavo che avevo restituito i buoni che mi ha risposto “Questo le fa onore”. Gli rispondo nuovamente comunicando che avrei avuto bisogno di un aiuto, ma non il solito aiuto di una cartone di pasta, latte, olio, ma di un “vero” aiuto. Mi hanno detto che potevo chiamare i numeri di emergenza, numeri dove non si ha risposta.

Scrissi al sindaco che mio marito non lavora da un mese e mezzo, che ho un affitto di 430 euro con condominio, un reddito bassissimo e quello di cittadinanza di soli 252 euro. Il fitto casa erogato è servito per pagare l’affitto di due mesi. Cosa ne rimane? Figlia da sfamare: una figlia non ha bisogno solo del latte e della pasta. Lo dico a nome di tante persone bisognose senza marito con figli da sfamare, sole senza lavoro, o persone pensionate che con una misera pensione pagano affitto e altro. Con qualche buono il comune se ne lava le mani, non lo trovo giusto.

Passiamo alla situazione dei supermercati: gente in coda senza rispettare il metro di distanza, file all’esterno per poi entrare e avvicinarsi. Il personale usa le mascherine ma con il naso scoperto e in alcuni posti è consentito anche entrare senza precauzioni. In alcune macellerie gli operatori sono privi di guanti, servono la carne e con quelle stesse mani toccano i soldi.

E poi vedi gente che scappa via per uno starnuto o un colpo di tosse per via dell'allergia e ti guarda male. Gente che ormai si è abituata a questo genere di vita, che ti scansa per paura del virus e tutto questo perché ci hanno spinto a comportarci così. Ci hanno portato in un mondo fatto di regole dove tutti dobbiamo comportarci nello stesso modo, dove ci hanno insegnato che la vera economia è quella che facciamo in casa, privandoci del lusso di un caffè al bar, del bel taglio di capelli da sfoggiare in strada, del pantalone più particolare da indossare. È tutto questo è servito a farci capire che la vera ricchezza è il tempo.

 

 

Tatiana Curci

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