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Carolina Morace e l'esperienza a Trani: «Società modello, è la vittoria che ricordo con maggiore affetto»

«A Trani i momenti più emozionanti, poi Nazionale e tanto divertimento». Così Carolina Morace, in un intervista sul sito Calcio femminile Italia, ripercorre il suo passato e cita Trani come tappa importante della sua carriera. «Dal punto di vista emozionale - dice - sono state tutte vittorie simili, ma quella che ricordo con maggiore affetto è, appunto, quella di Trani proprio perché si aveva l'impressione di giocare tra i professionisti».

Tra le tante gioie, l’aver esordito a soli quindici anni con la Nazionale femminile e qualche rimorso, tra cui quello di non aver mai potuto giocare con le proprie squadre all’estero. Carolina Morace ha poi ricordato l’esperienza del primo scudetto, «la più bella ed emozionante. Nel Trani, che è stata la mia prima esperienza, trovai una società modello che nulla aveva da invidiare alle società professionistiche attuali. La società aveva, difatti, un presidente che decideva ed organizzava gli eventi, c'erano tantisponsor e si giocava in uno stadio, quello di Trani, sempre pieno con tantissima gente che seguiva le nostre partite con entusiasmo e ci ammirava riconoscendosi quasi in noi».

L’ex stella di squadre come Lazio, Milan, Verona e, appunto, Trani, ricorda gli inizi della sua brillante carriera agonistica: «Non c'è stato un momento in cui abbia deciso di fare la calciatrice, essendo figlia di un ufficiale di marina, così come tutti i figli di militari, giocavamo in un campetto di periferia 5 contro 5. Lo stesso aveva una rotonda da dover dribblare e le porte in legno, giocavamo assieme ai nostri genitori e una volta raggiunti gli undici anni di età, una squadra di calcio femminile di serie D, venne ad allenarsi nel campo più grande adiacente al nostro. Mio padre mi propose quindi di andare ad allenarmi con loro e da lì cominciai la mia avventura calcistica». 

Attualmente, la Morace affianca la passione per il calcio alla professione di avvocato; tuttavia, non nega la passione che ha provato e continua a provare per questo sport, che l’ha resa un autentico monumento del calcio femminile degli anni ’80-’90 . Passione che, come lei stessa afferma, è stata fondamentale nel suo percorso perché «la mia voglia era esclusivamente quella di giocare e divertirmi». 

Lorenzo Lavacca

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