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Coronavirus, le critiche di Montaruli sull'ultimo dpcm: «Consumazioni al tavolo dopo le 18? Conte non ha considerato le conseguenze»

Il nuovo D.P.C.M. del Governo introduce un provvedimento che sta scatenando le ire di uno dei settori più fortemente colpiti dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria: quello della somministrazione al pubblico di alimenti e bevande. Nella fattispecie il provvedimento prevede lo stop del servizio di somministrazione al banco alle ore 18,00, fermo restando il servizio ai tavoli fino alle 24.

Il Presidente Unibat, Savino Montaruli, ha fatto la sua analisi del D.P.C.M. e dopo averlo fatto sullo stop forzato a sagre e fiere interviene su questo delicato argomento che riguarda i pubblici esercizi e dichiara: «Limitare le consumazioni al banco alle ore 18,00 è un provvedimento che porta dietro di sé conseguenze che il Premier Conte sicuramente non ha messo in conto. L’imposizione del solo servizio al tavolino dopo le ore 18,00 da un lato significa un aumento dei costi delle consumazioni in quanto i listini prezzo prevedono che il servizio ai tavoli può subire un aumento fino al 100% del prezzo dei prodotti, quindi un aggravio pesantissimo per i consumatori che saranno disincentivati dal frequentare i pubblici esercizi, dall’altro un disincentivo a tenere aperti i locali dopo le ore 18,00 visto che si potrebbe verificare la paradossale situazione in cui un bar con pochi tavolini quindi in grado di servire solo alcuni avventori dovrebbe rinunciare ad accettare clienti che chiedono il servizio al banco per attendere che quei pochi clienti seduti ai tavoli facciano tutti i propri comodi, magari restando seduti per ore per aver consumato solo un modesto caffè.

Una situazione paradossale e persino ridicola. Una banalizzazione del diritto d’Impresa ma anche una gravissima offesa per gli stessi esercenti. In pratica si verificherà che i bar chiuderanno alle 18,00 con conseguenze drammatiche e senza neppure alcun ristoro economico risarcitorio. Se il percorso intrapreso è quello della morte delle imprese allora il futuro è davvero drammatico. In tutto questo non si avverte alcuna reazione da parte della cosiddetta rappresentanza storica che resta a guardare, impotente ed ormai fine a se stessa».


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