In un anno particolare come quello che sta giungendo al termine, anche il servizio civile universale si è dovuto adeguare ai cambiamenti imposti dalla pandemia. I ragazzi che hanno scelto di dedicare il loro tempo per la comunità sono stati catapultati in una realtà che, come tutti, non avrebbero mai immaginato. E molti di loro hanno vissuto i mesi passati come protagonisti.
Questo è il caso di Marco Pappalettera, 28 anni, laureato in Economia, che ieri ha terminato la sua esperienza al centro Jobel: «Abbiamo iniziato nel dicembre 2019 - ci dice Marco – e solo dopo due mesi ci siamo trovati ad affrontare l’emergenza sanitaria. A febbraio tutto è cambiato: alcune attività al centro sono state temporaneamente interrotte, mentre in due abbiamo accettato la proposta di fare parte della grande squadra in azione per la distribuzione di pasti e pacchi alimentari nella città di Trani. Questa esperienza - continua Marco - è stata molto formativa perché abbiamo toccato con mano il bisogno e la difficoltà di tante persone: sono state tante le richieste di aiuto a cui siamo riusciti a dare una risposta».
L’esperienza del servizio civile, in un anno delicato e complesso come il 2020, ti lascia segni indelebili: «Quello che mi resta di questa esperienza - sostiene Marco - è sicuramente il rapporto stretto con operatori, utenti del centro e i cittadini tranesi che abbiamo aiutato. Consiglio questa esperienza agli altri ragazzi perché ti fa crescere e confrontare prima di tutto con te stesso e poi con gli altri».
Anche l’associazione Xiao Yan Rondine che ride ha attivato per quest’anno il servizio civile. Tra i nuovi ragazzi inseriti in quel contesto c’è Nicola Zecchillo, 24 anni, laureato in Informazione, media e pubblicità: «Ho iniziato il servizio civile al centro giochi Gaia a gennaio 2020. Per noi il Covid è stata un’esperienza destabilizzante perché avevamo appena iniziato con le attività nel centro. Dopo un mese ci siamo dovuti fermare per cinque mesi, anche se abbiamo continuato con il tutoraggio online. Questa distanza - dice Nicola - ha spezzato i rapporti personali che si stavano creando con operatori e ragazzi. Senza dimenticare che il Covid ha cambiato i piani anche dell’associazione stessa. A giugno abbiamo ricominciato con le attività del Polivalente e di santa Geffa, ma non è stato facile adeguare le attività alle normative e far capire ai ragazzi che dovevano rispettare le norme igieniche. Pian piano anche i più piccoli hanno capito l’importanza dell’utilizzo di mascherine e gel igienizzante. Se consiglio il servizio civile ai giovani? Sì, perché è un’esperienza utile».


