Anche il Foro di Trani aderisce alla protesta dei Consigli degli ordini degli avvocati di Bari e Foggia, con riferimento alla soppressione del cosiddetto «diritto di tribuna dei consiglieri laici» all'interno del Consiglio giudiziario di Bari. Lo si apprende da una nota congiunta dei tre organismi, firmata dunque anche dal presidente dell'Ordine degli avvocati di Trani, Tullio Bertolino.
Pur premettendo «fiducia e la stima nei riguardi dei professionisti che sono stati individuati, quali rappresentanti del libero Foro, in seno al Consiglio giudiziario di Bari, è con vivo sconcerto che si apprende - pongono in risalto i tre ordini - che il primo atto importante del nuovo Consiglio giudiziario, insediatosi da poco più di un mese, sia stato quello della soppressione del diritto di tribuna dei consiglieri laici, già previsto dal vigente regolamento per effetto di una riforma medio tempore intervenuta».
Infatti, già un anno fa, era stata approvata con il voto favorevole di avvocati e magistrati, su istanza dell’avvocato Domenico Di Terlizzi, del Foro di Trani, la richiamata modifica del regolamento, grazie alla quale sarebbe stato consentito anche agli avvocati di assistere alle discussioni di tutti i punti all'ordine del giorno del Consiglio giudiziario, anche quelli relativi alla valutazione dei magistrati.
«Lo sconcerto è reso ancor più profondo - prosegue la nota -, non riuscendo ad individuare traccia di una sola ragione che possa giustificare tale iniziativa, soprattutto in considerazione che il diritto in parola, dal momento della sua introduzione, è stato esercitato dai componenti laici in maniera esemplare senza alcun nocumento per il sereno e regolare funzionamento del Consiglio giudiziario».
Gli avvocati di Bari, Trani e Foggia rimarcano il fatto che «oltre la metà dei Consigli giudiziari del nostro Paese ha già compiuto il passo in avanti verso il riconoscimento in favore dell’Avvocatura della qualità di soggetto imprescindibile e protagonista fondamentale della giurisdizione. Dunque rinchiudersi, oggi, nel segreto della camera di consiglio costituisce un enorme passo indietro della magistratura proprio nei confronti dei cittadini, in nome dei quali viene esercitata la funzione giudiziaria. Per tali ragioni - concludono Bertolino ed i colleghi presidenti forensi - si auspica un ripensamento per scongiurare l’inevitabile incrinamento della sinergica collaborazione tra le componenti della Giurisdizione, non essendo disposta l’Avvocatura ad essere confinata al subalterno ruolo di ospite indesiderato».
