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Buon anno.

Se pronunciavi queste due parole insieme negli anni settanta a New York, con un sorriso un po’ beffardo, la gente ti guardava male e si chiudeva immediatamente in casa, perchè Buonanno era il cognome di una delle cinque famiglie mafiose della Grande Mela. Per noi, fortunatamente, è sempre stato un auspicio all’inizio di un nuovo anno.

Molti di noi sono stati abituati ad iniziarlo con un veglione, in un locale, in discoteca, con amici, e quest’anno lo speaker avrebbe urlato in un microfono “festeggiamo il nuovo anno Due Zaro Due Uno” (non è ancora chiaro nel 2021 perché gli speaker dicano “zaro” e non “zero”). Cosi non è stato. Piuttosto é stato un capodanno sobrio, per tanti.

  • C'è chi ha brindato a casa con il proprio partner, c'è chi è stato con la propria famiglia in quattro, massimo in cinque, sei persone, c’è chi “altri due, arriviamo a venti e chiudiamo, che comunque sta il Covid”. Se a un tedesco comunichi che c'è una regola da seguire, il tedesco la segue. Se a un italiano comunichi che c'è una nuova regola da seguire, un secondo dopo lo vedrai assorto in balia dei suoi pensieri: starà solo pensando al modo creativo con cui infrangerla. Siamo un popolo di poeti, santi, navigatori, commissari tecnici, epidemiologi, esperti di logistica dei vaccini. Io aggiungerei anche esperti di intelligence. Capodanno è stato il momento per mettere in atto veri e propri piani di evacuazione, raggiro, sostituzione, estrazione di persona, simili a quelli dei film di spionaggio americani. C’è chi ha fatto pigiama party dormendo sul pavimento freddo pur di rientrare a casa alle sette del mattino; chi è uscito di casa alle 21, la notte del 31 dicembre, “così se rientro in tuta posso sempre dire che era attività motoria”; esperti di logistica invece  hanno partecipato a due, tre, quattro messe nei giorni di zona rossa (le messe, strapiene,  dal vivo, mentre gli artisti erano in diretta streaming su Facebook perché “i teatri non sono luoghi sicuri”), non perchè folgorati da una fede improvvisa, ma per spostarsi di casa in casa, da amici, e non essere “sgamati”; c’è chi ha studiato su Google Maps il percorso a piedi per rientrare a casa cercando di non essere beccato dalle forze dell’ordine, come se dovessero andare da Berlino Est a Ovest in piena guerra fredda; c’è anche chi ha festeggiato taggando e mandando a quel paese (Belpaese in questo caso) il Presidente del Consiglio mentre sparava colpi di pistola per aria (non riesco a comprendere se sia più triste il gesto, o comica l’inconsapevolezza nel pensare di rimanere impuniti).

    Non ci siamo fatti mancare nulla. Fatto sta che il 2021 è iniziato e tanti di noi non vedevano l’ora. “Ma si, siamo italiani!” sorridendo un po’ piacioni, un po’ sornioni, diranno in tanti, sentendosi fieri dei nostri stereotipi. Altri invece, quelli che hanno brindato in due, o in quattro, massimo in cinque, quelli che non vedono i nipoti da tempo, i figli di Milano, Roma, Londra, Madrid, etc. non rientrati a casa, i “fessi”, sperano che quegli stessi stereotipi non portino ristoratori, artisti (non quelli del raggiro delle norme, ma quelli veri, quelli del teatro), agenzie di viaggio, cinema, discoteche, hotel, etc. a dover attendere il Due Zaro Due Due come anno della rinascita.  


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