«Non partecipo ai lavori del Senato da molti mesi perché, alla mia età, sono un soggetto a rischio e i medici mi avevano caldamente consigliato di evitare. Contavo di riprendere le mie trasferte a Roma solo una volta vaccinata, ma di fronte a questa situazione ho sentito un richiamo fortissimo, un misto di senso del dovere e di indignazione civile».
Lo ha dichiarato al Fatto Quotidiano la senatrice a vita Liliana Segre, concittadina onoraria di Trani, alla vigilia della partenza per Roma per votare la fiducia al governo Conte bis.
«Questa crisi politica improvvisa l'ho trovata del tutto incomprensibile - spiega Segre -. All'inizio pensavo di essere io che, con la mia profonda ingenuità di persona lontana dalle logiche partitiche, non riuscivo a penetrare il mistero. Poi però ho visto che quasi tutti, sia in Italia che all'estero, sono interdetti, increduli, spesso disgustati».
Da qui la scelta di partecipare al voto in presenza nonostante acciacchi e pareri medici non proprio tesi verso quella direzione: una «responsabile», la nostra concittadina onoraria, più responsabile di altri.
