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Olocausto, una classe della scuola "D'Annunzio" ascolta la testimonianza di Tatiana Bucci

Era il 28 marzo 1944 quando, a seguito di una denuncia dell'ebreo Plech, Andra e Tatiana Bucci, rispettivamente all'età di 4 e 6 anni, vennero arrestate insieme alla mamma, alla zia, al cuginetto Sergio De Simone ed altri della famiglia. E’ preciso e molto chiaro il ricordo di quella sera, scolpito nella mente di Tatiana: “La nonna si inginocchiò implorando di lasciar stare almeno noi bambini, ma non servì". La notte del 4 aprile 1944 il loro treno arrivò ad Auschwitz-Birkenau. L'entrata al campo di concentramento, la Judenrampe ed i deportati radunati in un piazzale dove furono smistati, la nonna fu indirizzata nella fila di sinistra e, caricata insieme ad altri ebrei su di un camion, venne uccisa la sera stessa. E quella notte anche madre e figlie furono separate. Le bambine probabilmente vennero scambiate per gemelle perché praticamente identiche e tenute in vita per essere usate come cavie per gli esperimenti condotti dal dottor Josef Mengele, ”l’Angelo della Morte”, come veniva definito per i suoi esperimenti.

Chiude gli occhi Tatiana mentre racconta, quasi a rivedere le orribile scene, chiude gli occhi quando racconta che è stata una fortuna essere così giovani da non capire cosa si stesse consumando. Erano bambini e giocavano nel campo di sterminio, giocavano con le palle di neve, vicino a cumuli di scheletri, mentre dai camini usciva tanto fumo: non capivano quando dicevano loro che “gli
ebrei escono dai camini”. A lei fu tatuato il numero 76484, alla sorella il 76483 ed alla mamma 76482, lo legge sul suo
braccio, Tatiana, a testimonianza di quello che è stato.

Sono questi i racconti ascoltati dalle bambine e dai bambini del 3^ Circolo “G.D’Annunzio” che hanno dato voce anche alla Scuola Primaria nel Convegno organizzato dalla Fondazione Museo della Shoah con Tatiana Bucci, in collegamento da Bruxelles, il 3 febbraio 2021. Ad una delle bambine di Auschwitz le alunne e gli alunni hanno inviato un videomessaggio per ribadire che non è mai troppo presto per coltivare la Memoria. Tantissime le classi di scuola secondaria collegate da tutta l’Italia.

Ricorda il freddo Tatiana e l’orrore perpetrato da Mengele ai bambini che venivano storditi e finiti appesi a ganci da macellaio, tra cui il cuginetto Sergio. A nulla valsero, infatti, le raccomandazioni delle cuginette, avvertite da una blokova che le aveva messe in guardia: rispondete di no se vi chiedono: “Chi vuol vedere la mamma?”. Ma Sergio proprio non seppe resistere, rispose affermativamente e fu portato via con altri bambini per diventare cavia da esperimento sui bacilli della tubercolosi e le ghiandole linfatiche. Alla domanda se ha perdonanto, Tatiana risponde che nessuno le ha chiesto perdono e soprattutto che non si può perdonare per conto di chi è morto.

Una vita ricostruita la sua e di sua sorella Andra, anche grazie all’impegno di raccontare ciò che molti non hanno creduto che fosse avvenuto, la gioia data dalla nascita dei nipoti a testimonianza che la vita va avanti, a conferma del fatto di avercela fatta, pur serbando le ferite inguaribili di quanto vissuto. Nulla sono al confronto le restrizioni a cui la pandemia ci costringe rispetto alle
privazioni ed umiliazioni subite, sottolinea Tatiana. Ed a chi le chiede cosa la spinga a rivivere quell’orrore nei racconti, risponde: “La speranza che anche l’Italia faccia responsabilmente e criticamente i conti col passato, ammettendo di essersi schierata dalla parte sbagliata, conti col passato che la Germania ha fatto spesso, in alcuni interventi della Merkel”. Un’esperienza indimenticabile per le bambine ed i bambini del “3^ Circolo D’Annunzio” e le docenti. Un ringraziamento profondo va a Tatiana Bucci, alla Fondazione Museo della Shoah, al Dr. Mario Venezia e Marco Caviglia per la bellissima e formativa opportunità.


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