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Febbraio era Sanremo

Solitamente a febbraio non accade nulla. Questo lockdown che non è un lockdown ci ha assuefatti alla condizione di non vedere parenti e amici ormai da un anno. Siamo assuefatti anche a rientrare a casa prima: se torni alle 22 pensi siano le tre di notte.

Io per primo in passato prima uscivo quasi ogni sera: un allenamento, una serata con amici, un appuntamento di lavoro, ogni scusa era buona per stare in giro. Adesso pur di non pensarci vado a dormire alle 22.30. Anche le serie Netflix non mi soddisfano più: appena parte la puntata vedo gli attori nello schermo senza mascherina, mi viene spontaneo di redarguirli, spengo tutto e vado a dormire.

Se aggiungi che storicamente siamo vicini al Blue Monday, il giorno più triste dell’anno, e che a febbraio fa freddo e non ci sono festività, realizzi che a parte i bambini che lanciano miliardi di coriandoli nelle piazze per il carnevale (e quest’anno saranno costretti a lanciarli in casa con le mamme che li rincorrono, urlando, e con l’aspirapolvere accesa) non c’è nulla: calma piatta, noia, solo lavoro (per chi ce l’ha ancora); e capisci che non ce la fai più con ‘sta situazione. Il problema vero è uno solo: Sanremo. Non c’è Sanremo. Il nostro orologio biologico è tarato ad un mese dopo la befana per Sanremo.

Avevano detto che il 2020 era stato una schifezza e il 2021 sarebbe stato eccezionale.

Sono passati solo trenta giorni, e adesso che inizia febbraio non hai neanche la possibilità di poterti sfogare e divenire per una settimana critico musicale, designer, vocal coach, esperto di moda, autore televisivo e tutto quello che amiamo essere nella settimana sanremese. Non ti viene neanche di immaginare cosa potrà accadere dopo Bugo e Morgan: Amadeus che starnutisce senza mascherina sul pubblico? Fedez che chiama sul palco Chiara Ferragni per partorire in eurovisione? Non ci pensi.

Come riempire questo incolmabile vuoto? Provi a guardare il Grande Fratello Vip e pensi sia iniziato nel 2005, non hai più conto dei giorni, dei mesi, delle edizioni, di chi entra, di chi esce: un Truman Show senza Jim Carrey, ma con Pupo. Fremi dalla voglia di commentare qualcosa sui social ma non sai cosa. Anche il piano B di scrivere di politica è saltato. Neanche li trovi uno sfogo, dato che la situazione è talmente intricata che anche Mattarella preferirebbe essere in questo momento chiuso nella casa del GF piuttosto che prendere decisioni al Quirinale. Vaccini e situazione pandemica non ne parliamo: abbiamo studiato per un anno sui social, e nonostante una laurea honoris causa in epidemiologia non ci sembra il caso di continuare a scrivere di Covid come i nostri colleghi Bassetti, Galli e Crisanti: non ci soddisfa più.

L’unico sfogo in Puglia rimane la zona aran-gialla: la zona arancione che in realtà è quasi gialla. Con l’autocertificazione per andare all’Ikea una volta a settimana, la mail dell’amico professionista che ci fissa l’appuntamento casualmente di sabato pomeriggio perché oberato dal suo lavoro, i ragazzi per strada a prendere uno spritz, temporeggiamo solo un mese, arriva marzo e finalmente inizia Sanremo.

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